Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrebbe incontrare martedì prossimo a New York i leader dei Paesi del Golfo a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo quanto riportato da Axios, al centro del confronto ci saranno i prossimi passi da intraprendere nella gestione del conflitto con l’Iran e le conseguenze regionali della crescente instabilità in Medio Oriente.
Il vertice dovrebbe coinvolgere i principali alleati degli Stati Uniti nella regione, chiamati a discutere sicurezza, stabilità energetica e scenari futuri dopo l’escalation delle tensioni che coinvolgono Teheran e i gruppi armati sostenuti dall’Iran.
La situazione resta particolarmente delicata anche per il coinvolgimento degli Houthi, il movimento yemenita vicino alla Repubblica islamica, protagonista negli ultimi mesi di una serie di attacchi e rivendicazioni che hanno interessato rotte marittime e obiettivi nella Penisola arabica.
Gaza, almeno 21 morti nel crollo di un edificio colpito dai raid
Sul fronte della guerra a Gaza, il bilancio del crollo di un edificio di sei piani nella città di Gaza è salito ad almeno 21 vittime, tra cui 12 bambini. Lo hanno riferito i soccorritori palestinesi.
La struttura era stata precedentemente danneggiata dagli attacchi israeliani e il cedimento ha provocato una nuova tragedia in una zona già duramente colpita dal conflitto.
Le operazioni di ricerca e soccorso sono proseguite tra le macerie, mentre resta alta la preoccupazione per la situazione umanitaria nella Striscia, dove gli scontri continuano ad avere conseguenze pesanti sulla popolazione civile.
Houthi contro Arabia Saudita: rivendicato l’abbattimento di un F-15
La tensione nello Yemen è aumentata dopo la rivendicazione degli Houthi dell’abbattimento di un caccia F-15 saudita nei cieli della provincia di Marib.
Il gruppo armato ha inoltre respinto le accuse dell’Arabia Saudita secondo cui avrebbe lanciato un drone verso la città santa della Mecca, definendo la denuncia una “menzogna”.
La crisi tra Houthi e Riyad si inserisce in un quadro regionale più ampio, con lo Yemen diventato negli anni uno dei principali teatri dello scontro indiretto tra Arabia Saudita e Iran.
Bab el-Mandeb, lo stretto che collega Mar Rosso e Oceano Indiano
Al centro delle tensioni internazionali c’è anche lo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo.
La “Porta delle Lacrime”, questo il significato del suo nome arabo, si trova tra lo Yemen e le coste africane di Gibuti ed Eritrea. Collega il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano.
Nel punto più stretto misura circa 29 chilometri ed è attraversato dall’isola di Perim, chiamata anche Mayyun in arabo, che divide il passaggio delle navi in due canali principali.
La sua posizione lo rende un punto strategico per il commercio mondiale perché consente alle navi provenienti dall’Asia di raggiungere il Mediterraneo attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez.
Perché Bab el-Mandeb è fondamentale per il commercio mondiale
Attraverso Bab el-Mandeb transita una quota significativa del commercio internazionale, superiore al 10% degli scambi globali.
La chiusura o la limitazione del traffico nello stretto avrebbe conseguenze rilevanti sui tempi di consegna delle merci e sui costi di trasporto. Le navi sarebbero infatti costrette a scegliere rotte alternative molto più lunghe, con un aumento delle spese per carburante e logistica.
La questione riguarda anche il settore energetico: una parte delle esportazioni petrolifere dell’Arabia Saudita dirette verso l’Asia passa proprio attraverso questo corridoio marittimo.
Il controllo degli Houthi e il rischio per le navi
Gli Houthi, movimento armato yemenita sostenuto dall’Iran, controllano da anni ampie aree dello Yemen settentrionale, compresa la capitale Sana’a.
Il gruppo ha acquisito una posizione strategica anche grazie al controllo di alcune aree vicine alle rotte marittime, aumentando le preoccupazioni sulla sicurezza della navigazione internazionale.
Gli Houthi hanno dichiarato che il traffico attraverso Bab el-Mandeb resta “libero e sicuro” per le imbarcazioni, fatta eccezione per quelle saudite. Tuttavia, il passaggio era considerato rischioso già prima dell’ultima escalation a causa della presenza di tensioni militari e attacchi nella regione.
Crosetto: “Navi italiane a Bab el-Mandeb per ripristinare i traffici”
La crisi ha coinvolto anche l’Italia. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato la possibilità di un intervento della Marina Militare italiana per garantire il passaggio delle navi commerciali attraverso lo stretto.
“Abbiamo deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno”, ha spiegato Crosetto durante la quarta edizione del Forum “Risorsa Mare” a La Spezia.
Il ministro ha precisato che l’eventuale invio di unità navali sarà valutato insieme al governo e al Parlamento, con l’obiettivo di proteggere i mercantili e ripristinare i collegamenti commerciali.
L’operazione Aspides e il ruolo europeo nella sicurezza marittima
Il tema si intreccia con l’operazione europea Aspides, missione avviata dall’Unione europea per proteggere la libertà di navigazione e difendere le navi mercantili nell’area del Mar Rosso e del Golfo di Aden.
L’iniziativa era nata dopo gli attacchi degli Houthi contro il traffico marittimo internazionale, con l’obiettivo di garantire la sicurezza delle rotte commerciali.
Secondo Crosetto, però, la situazione richiede tempi rapidi e decisioni operative per evitare che rallentamenti burocratici possano aggravare gli effetti economici della crisi.
Il nodo economico: energia, merci e infrastrutture strategiche
La sicurezza di Bab el-Mandeb non riguarda soltanto la navigazione militare, ma anche l’economia globale.
Una crisi prolungata nello stretto potrebbe incidere sui rifornimenti energetici, sulle catene di approvvigionamento e sui costi delle merci. Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dai trasporti marittimi, la protezione delle rotte rappresenta un elemento strategico.
Il mare è inoltre fondamentale per infrastrutture invisibili ma essenziali, come i cavi sottomarini utilizzati per le comunicazioni digitali e i collegamenti energetici internazionali.
Nuove tensioni nello Yemen e allarme per la regione
Nel frattempo gli Houthi hanno denunciato anche attacchi nella provincia yemenita di Taiz, sostenendo che tre bambini sarebbero rimasti uccisi e diverse persone ferite durante raid attribuiti a forze sostenute dall’Arabia Saudita.
Parallelamente, in Arabia Saudita una persona è morta e altre due sono rimaste ferite durante l’intercettazione di un drone nel governatorato di Taif, secondo quanto riferito dalla televisione di Stato saudita.
Gli episodi confermano la fragilità dell’equilibrio regionale, mentre Stati Uniti, Paesi del Golfo e alleati internazionali cercano di evitare un’ulteriore espansione del conflitto.


