La Banca centrale europea ha deciso un nuovo rialzo dei tassi di interesse di riferimento dell’area euro, aumentando il costo del denaro di 25 punti base. La decisione, ampiamente attesa dai mercati, porta il tasso sui depositi presso la banca centrale al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Le nuove condizioni entreranno in vigore dal 16 settembre 2026.
Si tratta del secondo rialzo consecutivo dopo quello annunciato a giugno e arriva dopo la pausa decisa a luglio. La nuova stretta monetaria si inserisce in un quadro caratterizzato dal ritorno delle pressioni inflazionistiche, con l’inflazione dell’area euro salita al 3,3% ad agosto, ai massimi dal settembre 2023, anche a causa della crescita dei prezzi energetici e delle materie prime.
La riunione del Consiglio direttivo si è svolta a Berlino, mentre la sede istituzionale della Bce resta a Francoforte. Con questo intervento i tassi raggiungono il livello più alto dall’aprile 2025, quando l’istituto centrale aveva portato il costo del denaro al 2,25%.
La Bce: “Inflazione ancora sopra l’obiettivo del 2%”
La decisione della Banca centrale europea è legata soprattutto alla necessità di contrastare un’inflazione che continua a rimanere lontana dall’obiettivo del 2% fissato nel medio periodo. Nel comunicato diffuso dopo la riunione, Francoforte ha spiegato che il conflitto in Medio Oriente continua a generare pressioni sui prezzi e che l’inflazione potrebbe restare su livelli elevati per un periodo prolungato.
Secondo le nuove proiezioni degli esperti della Bce, l’inflazione complessiva dell’Eurozona dovrebbe attestarsi in media al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Per quanto riguarda l’inflazione depurata dalla componente energetica e alimentare, le stime indicano un livello del 2,5% nel 2026, del 2,6% nel 2027 e del 2,3% nel 2028.
Rispetto alle previsioni diffuse a giugno, le stime per il 2026 sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre sono state riviste al rialzo quelle relative al 2027 e al 2028. La Bce continua però a evidenziare un quadro caratterizzato da forte incertezza, con rischi di nuovi aumenti dell’inflazione legati soprattutto all’energia.
Lagarde: “Economia resiliente, ma scenario ancora molto incerto”
La presidente della Bce Christine Lagarde ha sottolineato come l’economia dell’area euro abbia dimostrato una capacità di resistenza superiore alle attese nonostante lo shock energetico e le tensioni geopolitiche. “L’economia si è dimostrata resiliente nel secondo trimestre”, ha spiegato, evidenziando una crescita diffusa tra diversi Paesi e settori.
Secondo Lagarde, la ripresa potrebbe essere proseguita anche nel terzo trimestre grazie al miglioramento della fiducia dei consumatori, alla ripresa dei servizi e alla solidità del mercato del lavoro. La presidente della Bce ha ricordato che il tasso di disoccupazione dell’area euro è rimasto stabile al 6,4%, mentre la crescita dell’occupazione e della forza lavoro sta rallentando.
Allo stesso tempo, però, Francoforte mantiene alta l’attenzione sui rischi futuri. Lagarde ha spiegato che una nuova interruzione delle forniture energetiche potrebbe provocare ulteriori aumenti dei prezzi di gas e petrolio, con effetti negativi su redditi, consumi e investimenti.
Nessuna indicazione sul futuro dei tassi: “Decideremo riunione dopo riunione”
La Bce non ha fornito indicazioni precise sul possibile percorso dei tassi nei prossimi mesi. Lagarde ha ribadito che l’istituto seguirà un approccio basato sui dati economici, senza impegnarsi in anticipo su una determinata traiettoria della politica monetaria.
“Non abbiamo discusso assolutamente di alcun tipo di percorso futuro”, ha spiegato la presidente della Bce, sottolineando che l’istituto si trova a navigare in una fase di grande incertezza. Le decisioni verranno prese volta per volta, sulla base dell’andamento dell’inflazione, dei nuovi dati economici e finanziari e dell’efficacia della trasmissione della politica monetaria.
La presidente ha inoltre confermato che la decisione odierna è stata unanime all’interno del Consiglio direttivo e che l’obiettivo resta riportare stabilmente l’inflazione al 2%.
Pil dell’Eurozona rivisto al rialzo: crescita dello 0,9% nel 2026
Nonostante la nuova stretta monetaria, la Bce ha migliorato le previsioni sulla crescita economica dell’area euro. Secondo lo scenario di base, il Pil dovrebbe aumentare dello 0,9% nel 2026, dell’1,4% nel 2027 e dell’1,5% nel 2028.
La revisione al rialzo delle stime per il 2026 e il 2027 riflette soprattutto una maggiore capacità di tenuta dell’economia europea rispetto alle aspettative precedenti. La Bce evidenzia il contributo degli investimenti, della spesa pubblica in alcuni settori strategici e della ripresa dei consumi.
Restano comunque presenti rischi al ribasso per la crescita, legati principalmente al conflitto in Medio Oriente, alla guerra in Ucraina, alle tensioni commerciali internazionali e alla possibilità di nuove interruzioni nelle catene di approvvigionamento.
Mutui più cari: Fabi stima aumenti fino a 128 euro al mese
Il rialzo dei tassi deciso dalla Bce avrà conseguenze dirette soprattutto sul costo dei finanziamenti per famiglie e imprese. Secondo la Fabi, la nuova stretta monetaria rischia di rendere più onerosi mutui e prestiti proprio mentre il credito alle famiglie italiane aveva ripreso a crescere.
Per un mutuo da 150mila euro, il passaggio da un tasso del 3% al 4,5% potrebbe determinare un aumento della rata mensile compreso tra 106,16 euro e 127,62 euro, in base alla durata del finanziamento. Per un mutuo trentennale l’incremento arriverebbe quindi a oltre 127 euro al mese.
L’impatto cresce con l’aumentare dell’importo finanziato: su un mutuo da 200mila euro l’aumento mensile potrebbe arrivare fino a circa 170 euro, mentre per un finanziamento da 250mila euro l’incremento potrebbe superare i 210 euro al mese.
Famiglie italiane: credito in crescita, ma nuovo scenario per i prestiti
La decisione della Bce arriva in una fase nella quale il mercato dei finanziamenti aveva mostrato segnali di ripresa. Secondo i dati elaborati dalla Fabi, nei primi sette mesi del 2026 lo stock complessivo di mutui, credito al consumo e prestiti personali è aumentato di 12,92 miliardi di euro, pari a una crescita dell’1,9% rispetto alla fine del 2025.
A trainare il recupero sono stati soprattutto i mutui per l’acquisto della casa, cresciuti di 9,16 miliardi di euro, pari al 2,1%, mentre il credito al consumo è aumentato di 4,61 miliardi (+3,5%). In calo invece gli altri prestiti, diminuiti dello 0,8%.
La nuova fase di rialzo dei tassi potrebbe però rallentare questa dinamica, rendendo più difficile per famiglie e imprese accedere al credito a condizioni vantaggiose.
Impatto sulle imprese: fino a 460 milioni di euro di maggiori costi per le Pmi
Anche il mondo produttivo guarda con preoccupazione alla decisione della Bce. Secondo Confesercenti, se l’aumento dei tassi fosse trasferito integralmente dalle banche ai finanziamenti, l’aggravio per le micro e piccole imprese italiane potrebbe arrivare a circa 460 milioni di euro all’anno.
L’associazione evidenzia come la stretta monetaria si inserisca in un contesto già complesso per le imprese di minori dimensioni, che negli ultimi anni hanno visto diminuire lo stock di credito disponibile. La combinazione tra costi energetici elevati e condizioni di finanziamento più rigide potrebbe pesare sugli investimenti e sulla capacità produttiva.


