Guerra Russia-Ucraina, Zelensky vara nuove sanzioni contro Mosca: raid, vittime e nodo Patriot

Written on 08/04/2026
Chiara Sutermeister

Guerra Russia-Ucraina, Zelensky vara nuove sanzioni contro l'industria militare russa. Raid nella regione di Mosca, vittime a Sumy, Mykolaiv e Crimea.

La guerra tra Russia e Ucraina continua a svilupparsi contemporaneamente sul terreno militare, sul fronte degli attacchi a lungo raggio e su quello economico. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato un nuovo decreto che dà attuazione a una decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale di Kyiv, introducendo sanzioni contro società e persone accusate di sostenere il complesso militare-industriale russo.

Le nuove misure arrivano mentre proseguono gli attacchi reciproci tra i due Paesi: droni hanno colpito diverse strutture in territorio russo, causando vittime nella regione di Mosca, mentre nuovi bombardamenti russi hanno provocato morti anche nelle città ucraine di Sumy e Mykolaiv. Parallelamente, dagli Stati Uniti arrivano indicazioni più prudenti sui tempi per un eventuale accordo con Kyiv sulla produzione congiunta degli intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot.

Nel mirino di Kyiv 23 società e 20 persone

Secondo quanto comunicato ufficialmente dalla Presidenza dell’Ucraina, le sanzioni colpiscono 23 aziende e 20 persone fisiche collegate alle società interessate, accusate di produrre o fornire equipaggiamenti e componenti destinati all’industria russa della difesa e alle agenzie di sicurezza, anche attraverso meccanismi volti ad aggirare le restrizioni già esistenti.

Kyiv punta soprattutto alle imprese che partecipano alla produzione di componenti utilizzati nei sistemi missilistici, nella difesa aerea, nella guerra elettronica e in altre attività considerate strategiche per la capacità militare della Federazione Russa. La scelta conferma la volontà ucraina di intervenire non soltanto sulle grandi aziende direttamente impegnate nella costruzione di armamenti, ma sull’intera catena industriale e tecnologica che sostiene la produzione bellica di Mosca.

Da Kidma Tech allo stabilimento Morozov, le aziende sanzionate

Tra le società citate dalla Presidenza ucraina compare Kidma Tech, impresa attiva nella produzione di strumenti ottici, sistemi di difesa aerea e sistemi lanciarazzi multipli e nella manutenzione di missili guidati anticarro e aviolanciati.

Nella lista figura inoltre lo stabilimento Morozov, appartenente al gruppo Rostec, già sottoposto a misure restrittive. Secondo Kyiv, l’impianto produce esplosivi, combustibile per razzi e materiali destinati ai sistemi missilistici, comprese cariche di propellente solido utilizzate nei motori dei missili balistici Iskander-M.

Le nuove misure riguardano anche Spetselektronkomplekt, indicata come coinvolta nella produzione di missili guidati aviolanciati, e Aurum, accusata dalle autorità ucraine di fornire sistemi di guerra elettronica e droni alle forze russe. Nel provvedimento vengono inoltre comprese società russe del settore informatico che sviluppano software, soluzioni digitali e sistemi per la sicurezza delle informazioni destinati sia al settore pubblico sia a quello privato.

Kyiv punta a ridurre produzione di missili e droni russi

L’obiettivo dichiarato dall’Ucraina è rendere sempre più difficile alle aziende coinvolte nella produzione militare russa accedere a componenti, tecnologie, finanziamenti e mercati internazionali. La strategia delle sanzioni viene quindi collegata direttamente alla capacità di Mosca di continuare a produrre missili balistici, droni e altri sistemi d’arma.

Vladyslav Vlasiuk, consigliere e commissario del presidente ucraino per la politica delle sanzioni, ha ribadito che Kyiv intende proseguire sistematicamente l’azione contro i produttori di armamenti e le società che sostengono il settore militare russo. Secondo la linea del governo ucraino, l’efficacia delle misure dipenderà però anche dal numero di Paesi che decideranno di aderire alle stesse restrizioni o di adottare provvedimenti analoghi.

Droni nella regione di Mosca, cinque morti e dieci feriti

Parallelamente alla pressione economica continuano gli attacchi ucraini in profondità sul territorio russo. Nella notte tra il 3 e il 4 agosto droni attribuiti a Kyiv hanno colpito diversi magazzini e strutture logistiche in Russia.

Il bilancio più grave viene dalla città di Čechov, nella regione di Mosca, dove un drone ha provocato un incendio all’interno di un magazzino. Il governatore regionale Andrei Vorobyov ha riferito di cinque persone morte e altre dieci ferite, aggiornando così le prime informazioni che indicavano un numero inferiore di feriti.

L’attacco si inserisce in una serie di operazioni che stanno raggiungendo sempre più frequentemente infrastrutture situate a centinaia di chilometri dal confine ucraino. Secondo Reuters, nella stessa notte sono stati colpiti complessivamente tre magazzini in diverse regioni russe.

Colpite anche strutture Wildberries tra San Pietroburgo e Tver

Tra gli obiettivi degli attacchi figurano anche strutture appartenenti a Wildberries, uno dei maggiori gruppi russi dell’e-commerce. Un magazzino situato nei pressi di San Pietroburgo, nella regione di Leningrado, è stato interessato da un incendio, ma secondo la società non ci sarebbero state vittime.

Un’altra struttura Wildberries è stata danneggiata nella regione di Tver, a nord-ovest di Mosca. In questo caso, secondo quanto riferito dalle autorità locali, non sono stati registrati feriti. L’azienda è diventata nelle ultime settimane un bersaglio ricorrente degli attacchi con droni: la sua amministratrice delegata Tatyana Kim ha duramente condannato le operazioni ucraine contro le strutture del gruppo.

Gli attacchi evidenziano l’ampliamento della campagna ucraina contro obiettivi logistici e industriali situati all’interno della Federazione Russa, una strategia con cui Kyiv tenta di aumentare i costi economici e organizzativi del conflitto per Mosca.

Sebastopoli, soldato russo uccide un commilitone e tre civili

Una vicenda diversa dalla guerra sul campo ha intanto provocato altre vittime in Crimea. Un militare russo ha aperto il fuoco contro alcuni commilitoni, uccidendone uno e ferendone un altro, prima di rivolgere l’arma contro alcuni civili.

Secondo Mikhail Razvozhayev, governatore di Sebastopoli insediato da Mosca, il soldato avrebbe successivamente ucciso tre civili e ferito altre tre persone. Il bilancio complessivo dell’episodio è dunque di quattro morti e quattro feriti. L’autore della sparatoria è stato arrestato e le autorità stanno cercando di chiarire il movente e l’esatta dinamica dell’accaduto.

I fatti si sono verificati nell’area di Sebastopoli, nella Crimea occupata e annessa dalla Russia nel 2014, territorio internazionalmente riconosciuto come parte dell’Ucraina. Al momento le autorità non hanno fornito indicazioni definitive sulle ragioni che avrebbero spinto il militare ad aprire il fuoco.

Attacchi russi su Sumy, uccise due bambine

Pesante anche il bilancio degli attacchi russi condotti nelle stesse ore contro diverse città ucraine. A Sumy, nel nord-est dell’Ucraina, le forze russe hanno utilizzato bombe aeree guidate contro aree urbane, secondo quanto riferito dalle autorità regionali.

Sotto le macerie di un’abitazione sono stati recuperati i corpi di due bambine di 5 e 10 anni. Nell’attacco è morta anche una donna anziana. Altre quattro persone hanno richiesto assistenza sanitaria per reazioni acute da stress.

Secondo le autorità ucraine, sei bombe aeree guidate avrebbero raggiunto infrastrutture civili della città, danneggiando o distruggendo edifici residenziali e altre strutture, mentre altre due bombe sarebbero state intercettate dalla difesa aerea prima di raggiungere aree abitate.

Mykolaiv, morta una donna di 89 anni e sette persone ferite

Un altro attacco russo ha interessato Mykolaiv, importante città dell’Ucraina meridionale. Secondo le autorità locali, il bombardamento ha colpito un’area residenziale provocando la morte di una donna di 89 anni.

Almeno sette persone sono rimaste ferite, mentre diversi edifici, comprese abitazioni private e condomini, avrebbero riportato danni significativi. Gli interventi dei servizi di emergenza sono proseguiti per verificare l’eventuale presenza di altre persone coinvolte e mettere in sicurezza le strutture danneggiate.

Gli attacchi su Sumy e Mykolaiv confermano ancora una volta il ruolo centrale assunto dai bombardamenti aerei e dai sistemi senza pilota in una guerra nella quale il fronte terrestre è ormai accompagnato quotidianamente da operazioni a lunga distanza contro città, infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche.

Mosca rivendica nuovi attacchi contro Chornomorsk

Sul fronte meridionale, il ministero della Difesa russo ha riferito di nuovi attacchi contro infrastrutture nella regione di Odessa. Secondo la versione di Mosca, nella serata del 3 agosto sarebbero stati colpiti obiettivi nell’area del porto di Chornomorsk, importante snodo ucraino sul Mar Nero.

Le autorità russe sostengono di aver preso di mira strutture portuali e logistiche utilizzate, secondo Mosca, nell’interesse delle forze armate ucraine, comprese aree destinate allo stoccaggio di carburante, munizioni e alla manutenzione di mezzi. Le affermazioni russe sull’esatta natura militare degli obiettivi devono tuttavia essere considerate come dichiarazioni di una delle parti in conflitto e non come elementi verificati in modo indipendente.

L’area di Chornomorsk e più in generale i porti della regione di Odessa sono diventati negli ultimi mesi uno dei punti più delicati del confronto, sia per la loro importanza logistica e militare sia per il ruolo strategico che rivestono nelle esportazioni ucraine attraverso il Mar Nero.

Gli Stati Uniti frenano sui tempi per produrre i Patriot in Ucraina

Mentre Kyiv cerca di indebolire la capacità russa di produrre missili, resta aperta la questione della disponibilità di sistemi occidentali capaci di intercettarli. L’ambasciatore statunitense presso la NATO, Matthew Whitaker, ha spiegato che difficilmente Washington e Kyiv riusciranno a raggiungere prima dell’inverno un accordo di lungo periodo per la produzione congiunta degli intercettori Patriot.

La questione è particolarmente importante perché i missili PAC-3 utilizzati dai sistemi Patriot restano sottoposti a rigidi controlli statunitensi sulle esportazioni. Allo stesso tempo Washington sta valutando forme più ampie di cooperazione industriale con l’Ucraina e con gli alleati europei per aumentare la capacità produttiva occidentale.

Nelle scorse settimane erano arrivate indicazioni contrastanti dagli Stati Uniti. Durante il vertice NATO dell’8 luglio, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato l’intenzione di consentire all’Ucraina di produrre Patriot su licenza, ma il 31 luglio aveva precisato che una decisione definitiva non era stata ancora formalizzata, sottolineando la delicatezza del trasferimento di tecnologie militari avanzate.

La difesa aerea resta prioritaria in vista dell’inverno

In attesa di un eventuale accordo industriale, Washington considera prioritario rafforzare la difesa aerea ucraina prima dell’inverno, sia attraverso nuovi invii di intercettori da parte degli alleati che possiedono scorte disponibili, sia tramite un aumento della produzione negli stabilimenti statunitensi.

Per Kyiv i Patriot restano particolarmente importanti nella difesa contro i missili balistici utilizzati dalla Russia negli attacchi contro le città ucraine. La disponibilità degli intercettori è diventata quindi una delle principali questioni strategiche nel rapporto tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa, soprattutto considerando l’intensificazione degli attacchi russi e la necessità di proteggere infrastrutture energetiche e centri urbani nei mesi più freddi.