Ceuta, 49mila migranti in 24 ore e 18 morti: scontro Italia-Spagna sulla sospensione di Schengen

Written on 07/31/2026
Chiara Sutermeister

Ceuta affronta una crisi migratoria senza precedenti: 49mila arrivi stimati in 24 ore, 18 morti, scontri a Melilla e tensione Italia-Spagna su Schengen.

La crisi migratoria che sta investendo Ceuta, città autonoma spagnola situata sulla costa settentrionale dell’Africa, ha assunto proporzioni eccezionali. Migliaia di persone hanno attraversato il confine dal Marocco nelle ultime ore, entrando nel territorio spagnolo via terra oppure raggiungendo a nuoto le spiagge dell’enclave, in particolare nell’area del Tarajal.

Secondo le stime indicate da fonti ministeriali spagnole, sarebbero circa 49mila i migranti entrati a Ceuta nell’arco di 24 ore. La cifra, tuttavia, non risulta ancora confermata in maniera definitiva dal ministero dell’Interno di Madrid e deve quindi essere considerata provvisoria.

Una città di 85mila abitanti travolta dagli arrivi

La portata del fenomeno appare ancora più evidente se confrontata con la popolazione complessiva di Ceuta, che conta circa 85mila residenti. Gli arrivi stimati equivalgono dunque a oltre la metà degli abitanti della città autonoma, con conseguenze immediate sull’accoglienza, sull’ordine pubblico e sulla capacità dei servizi di emergenza.

Parchi, giardini, marciapiedi e ingressi dei parcheggi pubblici sono stati trasformati in sistemazioni di fortuna. Centinaia di persone, tra cui numerosi minorenni, hanno trascorso la notte all’aperto, mentre le strutture di accoglienza risultano ormai sature e incapaci di assorbire un afflusso di tali dimensioni.

Almeno 7mila minorenni sotto la tutela delle autorità

Tra le persone che sarebbero riuscite a entrare nel territorio spagnolo figurerebbero almeno 7mila minorenni, ora sottoposti alla tutela delle autorità della città autonoma. Un dato che aggrava ulteriormente l’emergenza, imponendo l’attivazione di procedure specifiche per l’identificazione, l’assistenza e la protezione dei ragazzi arrivati senza familiari.

La presenza di migliaia di minori rappresenta una delle questioni più delicate per l’amministrazione locale, già alle prese con la carenza di posti disponibili, di personale specializzato e di strutture adeguate per garantire condizioni dignitose di permanenza.

Sale a 18 il numero delle persone morte annegate

Accanto all’emergenza umanitaria cresce il bilancio delle vittime. La Guardia Civil ha riferito che sono almeno 18 i corpi recuperati in mare di persone morte mentre tentavano di raggiungere Ceuta a nuoto dal territorio marocchino.

Le vittime sarebbero annegate nelle acque vicine al frangiflutti del Tarajal e lungo il tratto di costa che separa il Marocco dall’enclave spagnola. Le operazioni di ricerca proseguono e non viene escluso che il numero dei morti possa aumentare con il ritrovamento di altri corpi.

Traversate a nuoto tra correnti e frangiflutti

Molti migranti hanno affrontato il breve ma pericoloso tratto di mare utilizzando gommoni, materassini, salvagenti improvvisati e altri mezzi di fortuna. Altri hanno cercato di aggirare a nuoto i frangiflutti che delimitano il confine marittimo, esponendosi alle correnti e al rischio di essere trascinati al largo.

Le unità marittime spagnole e i servizi di soccorso hanno lavorato senza interruzione, ma l’enorme numero di persone in acqua ha reso particolarmente difficili gli interventi. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, le squadre di emergenza sono riuscite in molti casi a prestare assistenza soltanto alle persone ferite o in condizioni più gravi.

Il flusso continua anche durante la notte

Gli attraversamenti non si sono fermati con il calare del sole. Migliaia di persone hanno superato il confine anche durante la notte, approfittando inizialmente della limitata opposizione delle forze di sicurezza marocchine.

Dall’alba del 31 luglio decine di migranti hanno continuato a riversarsi in mare, mentre altre colonne di persone hanno cercato di passare via terra nella zona industriale del Tarajal. Le immagini diffuse dalle emittenti spagnole mostrano gruppi numerosi in movimento verso la frontiera e pattuglie impegnate a contenere nuovi tentativi di ingresso.

Rabat rafforza i controlli lungo il confine

Dopo una prima fase caratterizzata da controlli meno stringenti, le autorità marocchine hanno rafforzato il dispositivo di sicurezza nella zona di Fnideq, conosciuta in passato con il nome spagnolo di Castillejos e situata immediatamente a ridosso di Ceuta.

La gendarmeria marocchina ha predisposto più cordoni di agenti e impiegato mezzi antisommossa, compresi i cannoni ad acqua, per disperdere le persone radunate nei pressi della frontiera. Madrid ha parlato di una stretta collaborazione con Rabat per interrompere i nuovi ingressi e organizzare il rimpatrio delle persone entrate irregolarmente.

Scontri e lanci di pietre a Ceuta e Melilla

La tensione si è estesa anche alle zone di confine di Ceuta e Melilla, le due città autonome spagnole che rappresentano gli unici confini terrestri dell’Unione europea con il continente africano.

L’Associazione marocchina per i diritti umani ha denunciato scontri avvenuti nelle prime ore del 31 luglio. A Fnideq alcuni gruppi avrebbero tentato di forzare le recinzioni, lanciando pietre contro le forze di sicurezza schierate nella zona.

Centinaia di giovani tentano di entrare a Melilla

Incidenti sono stati segnalati anche nei pressi del valico di Beni Nsar, nella provincia marocchina di Nador, al confine con Melilla. Centinaia di giovani, molti dei quali minorenni, avrebbero cercato di entrare nell’enclave sia attraverso la barriera terrestre sia passando dall’area portuale.

Le forze dell’ordine marocchine e spagnole sono intervenute per impedire il superamento della frontiera. Gli scontri hanno provocato momenti di forte tensione, mentre la pressione migratoria, inizialmente concentrata soprattutto su Ceuta, ha iniziato a coinvolgere anche la seconda enclave iberica.

Chiusa la frontiera di Beni-Enzar

Il principale valico tra Melilla e il Marocco, quello di Beni-Enzar, è stato chiuso dopo il tentativo di ingresso collettivo iniziato nella tarda serata del 30 luglio. Secondo il presidente della città autonoma, Juan José Imbroda, sarebbero riuscite a entrare tra le 300 e le 400 persone.

Imbroda ha parlato di un possibile “effetto emulazione” provocato dalle immagini degli attraversamenti di massa a Ceuta. La chiusura del confine ha causato pesanti disagi anche a pendolari, residenti, turisti e cittadini magrebini coinvolti nell’Operazione Passaggio nello Stretto, il piano che regola i trasferimenti estivi tra Europa e Nord Africa.

Madrid mobilita esercito e Guardia Civil

Il governo spagnolo ha deciso di mobilitare le unità delle Forze armate presenti a Ceuta per sostenere la Guardia Civil e garantire la sicurezza nella città. I militari opereranno sotto il coordinamento del comando operativo e potranno essere impiegati nelle attività necessarie al controllo della frontiera.

Ai militari e agli agenti già schierati sono stati aggiunti nuovi plotoni, rinforzi provenienti dall’Andalusia, unità specializzate nelle operazioni subacquee, motovedette, imbarcazioni leggere, piloti di droni e un elicottero del servizio aereo.

Potenziati soccorsi, pattugliamenti e identificazioni

Madrid ha annunciato anche l’arrivo della nave Duque de Ahumada, destinata a rafforzare le operazioni marittime nelle acque di Ceuta. Sono stati inoltre previsti nuovi equipaggi, meccanici navali e sommozzatori del Gruppo speciale per le attività subacquee.

La Policia Nacional ha inviato una squadra specializzata per sostenere le operazioni di identificazione e documentazione. Il personale delle unità di intervento e prevenzione ha raddoppiato i turni, ricorrendo al lavoro straordinario per garantire una presenza continua nei punti più sensibili della città.

Sánchez a Ceuta per coordinare la risposta

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha raggiunto Ceuta insieme al ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska. Il capo del governo ha incontrato i responsabili delle forze di sicurezza al valico del Tarajal e ha partecipato a una riunione con le autorità locali.

Sánchez ha assicurato che l’esecutivo è impegnato a fornire una risposta immediata alla crisi, mobilitando tutte le risorse disponibili e collaborando con le autorità marocchine e internazionali per ripristinare il controllo della situazione.

Le richieste di stato di emergenza nazionale

Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha chiesto al governo centrale di valutare la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Secondo l’amministrazione locale, la misura sarebbe necessaria per affrontare una crisi che ha superato le capacità operative e organizzative della città.

Vivas ha sollecitato un ulteriore rafforzamento delle forze di polizia e dell’esercito, sostenendo che il controllo della frontiera e la sicurezza della popolazione non possano essere garantiti soltanto attraverso le risorse ordinariamente presenti sul territorio.

La protesta dei residenti nel centro di Ceuta

Centinaia di cittadini si sono riuniti in Plaza de los Reyes, davanti alla sede del governo, per protestare contro la gestione dell’emergenza. La manifestazione, organizzata attraverso i social network e i servizi di messaggistica, ha raccolto residenti preoccupati per il collasso dei servizi e per la situazione nelle strade.

Durante il presidio sono stati rivolti slogan contro il governo centrale e contro le autorità locali. Alcuni manifestanti hanno chiesto che le forze di polizia presenti nel centro della città venissero trasferite immediatamente alla frontiera per rafforzare i controlli.

Il precedente della crisi migratoria del 2021

La situazione ricorda la crisi del maggio 2021, quando migliaia di persone entrarono a Ceuta in pochi giorni dopo l’allentamento dei controlli da parte del Marocco. In quell’occasione Madrid schierò l’esercito e avviò una complessa operazione di rimpatrio.

La crisi del 2021 si inseriva in una fase di forte tensione diplomatica tra Spagna e Marocco, provocata dall’accoglienza in un ospedale spagnolo di Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario. I rapporti tra Madrid e Rabat furono ricostruiti soltanto nei mesi successivi.

La sentenza sui respingimenti immediati

Secondo associazioni e osservatori locali, l’aumento dei tentativi di ingresso sarebbe stato favorito anche da una recente decisione giudiziaria spagnola relativa ai respingimenti immediati delle persone che raggiungono Ceuta e Melilla a nuoto.

La convinzione che attraversare la frontiera possa risultare più semplice sarebbe stata alimentata anche dalle reti dei trafficanti e dalla diffusione di messaggi sui social network. Migliaia di giovani, privi di percorsi legali per raggiungere l’Europa, avrebbero quindi deciso di tentare la traversata.

Povertà e mancanza di prospettive alla base delle partenze

Dietro gli attraversamenti si trovano condizioni economiche difficili, disoccupazione e assenza di prospettive, soprattutto tra i più giovani. Associazioni attive sul territorio sottolineano come molte persone vedano Ceuta come la porta più vicina per entrare nell’Unione europea.

La mancanza di canali di ingresso regolari spinge numerosi migranti ad affidarsi a rotte estremamente pericolose. La traversata a nuoto, pur coprendo una distanza relativamente ridotta, può diventare letale a causa delle correnti, della stanchezza, dell’affollamento e dell’assenza di attrezzature adeguate.

L’Italia valuta la sospensione di Schengen con la Spagna

La crisi ha provocato un duro intervento del governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato di aver discusso la situazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ha affermato che l’Italia starebbe valutando strumenti straordinari, compresa la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna.

Meloni ha definito le immagini provenienti da Ceuta una dimostrazione dei rischi legati all’immigrazione irregolare fuori controllo, ribadendo la linea dell’esecutivo italiano sulla difesa dei confini, il contrasto ai trafficanti e il rafforzamento dei rimpatri.

Tajani favorevole alla chiusura dello spazio Schengen

Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è dichiarato favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna, sostenendo che l’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenti un pericolo per la sicurezza nazionale.

Il titolare della Farnesina ha inoltre criticato la politica del governo spagnolo sulla regolarizzazione e sulla concessione della cittadinanza. Tajani ha attribuito a Madrid la decisione di concedere la cittadinanza spagnola, e quindi europea, a oltre 500mila immigrati irregolari, sostenendo che una simile scelta possa incentivare nuovi flussi e favorire le organizzazioni criminali.

La dura replica del ministro spagnolo Albares

Le dichiarazioni italiane hanno provocato la reazione immediata del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares. Il capo della diplomazia di Madrid ha definito inappropriato e indegno il messaggio di Tajani, accusando il governo italiano di fare demagogia di parte invece di mostrare solidarietà europea.

Albares ha sottolineato che la Spagna si aspetta sostegno da un Paese amico e partner dell’Unione europea, soprattutto in una fase di emergenza umanitaria e di forte pressione sulle frontiere esterne.

Convocato l’ambasciatore italiano a Madrid

Il governo spagnolo ha quindi convocato l’ambasciatore italiano in Spagna, Giuseppe Buccino Grimaldi, per esprimere formalmente la propria protesta. La decisione segna l’apertura di una crisi diplomatica tra Roma e Madrid, due Paesi legati da rapporti politici, economici e istituzionali consolidati.

La convocazione dell’ambasciatore rappresenta uno degli strumenti diplomatici utilizzati per comunicare una protesta ufficiale e chiedere chiarimenti sulle posizioni espresse da un governo straniero.

Il nodo giuridico della sospensione di Schengen

L’ipotesi avanzata dall’Italia riguarda la possibile reintroduzione dei controlli alle frontiere interne con la Spagna. Lo spazio Schengen consente la libera circolazione tra gli Stati aderenti, ma prevede la possibilità di ripristinare temporaneamente i controlli in presenza di gravi minacce per la sicurezza o l’ordine pubblico.

Un’eventuale sospensione non comporterebbe automaticamente la chiusura totale dei collegamenti, ma introdurrebbe verifiche più rigorose per chi viaggia dalla Spagna verso l’Italia, comprese le persone in transito attraverso aeroporti, porti e collegamenti terrestri con altri Paesi europei.

La Commissione europea segue la crisi

La Commissione europea ha dichiarato di seguire da vicino gli sviluppi a Ceuta. Bruxelles ha ribadito l’importanza della tutela delle frontiere esterne dell’Unione, del contrasto all’immigrazione irregolare e della prevenzione degli abusi delle procedure europee.

L’esecutivo comunitario ha ricordato di aver già sostenuto la Spagna sul piano finanziario e operativo e si è detto pronto a offrire ulteriore assistenza tecnica, anche attraverso l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera Frontex.

Bruxelles sostiene la cooperazione tra Spagna e Marocco

La Commissione ha accolto positivamente la collaborazione tra Madrid e Rabat per contenere gli attraversamenti e organizzare i rimpatri nel rispetto delle norme applicabili. Il Marocco è stato definito un partner centrale dell’Unione europea nella gestione delle frontiere e nella lotta contro il traffico di esseri umani.

Il commissario europeo competente è in contatto con il ministro dell’Interno spagnolo per valutare le necessità operative e l’eventuale rafforzamento dell’assistenza comunitaria.

La Casa Bianca rilancia le immagini di Ceuta

Le immagini degli attraversamenti sono state utilizzate anche negli Stati Uniti nel dibattito politico sull’immigrazione. Esponenti della Casa Bianca hanno rilanciato sui social network i video provenienti da Ceuta per sostenere le politiche restrittive del presidente Donald Trump.

Stephen Miller, consigliere della Casa Bianca, e il direttore delle comunicazioni Steven Cheung hanno indicato quanto accaduto nell’enclave spagnola come esempio delle conseguenze che, a loro giudizio, deriverebbero da un indebolimento dei controlli alle frontiere.

Una crisi umanitaria e politica destinata a pesare sull’Europa

La crisi di Ceuta non riguarda soltanto la capacità della Spagna di controllare una frontiera particolarmente esposta. Gli arrivi di massa, il numero crescente delle vittime, la presenza di migliaia di minorenni e il collasso dell’accoglienza pongono una questione umanitaria che coinvolge l’intera Unione europea.

Allo stesso tempo, lo scontro tra Italia e Spagna dimostra quanto il tema migratorio continui a dividere i governi europei. La gestione dell’emergenza, i rapporti con il Marocco, i rimpatri e l’eventuale reintroduzione dei controlli interni a Schengen saranno al centro del confronto politico e diplomatico delle prossime ore.