Trump firma a Versailles l’accordo con l’Iran: intesa su Hormuz, nucleare e stop al conflitto

Written on 06/18/2026
Chiara Sutermeister

A Versailles Trump firma il memorandum Usa-Iran: riapertura di Hormuz, stop al blocco navale, negoziati sul nucleare e sanzioni entro 60 giorni.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato personalmente una copia del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran per porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio. La firma è avvenuta alla Reggia di Versailles, in Francia, dove il presidente americano si trovava a margine del vertice del G7. La Casa Bianca ha diffuso il video del momento, rilanciato sui social anche dal presidente francese Emmanuel Macron: nelle immagini Trump è seduto a tavola tra Macron e la moglie Brigitte mentre appone la propria firma sul documento. “Non è stato facile”, ha detto il tycoon nel filmato, prima che il presidente francese celebrasse il passaggio con un “Bravo, ottimo lavoro”.

Un accordo per fermare il conflitto

Il memorandum d’intesa formalizza il primo passo politico e diplomatico verso la cessazione del conflitto tra Stati Uniti e Iran, con effetti immediati su alcuni dei dossier più delicati della crisi. Secondo quanto annunciato, l’Iran riaprirà subito lo Stretto di Hormuz, mentre gli Stati Uniti revocheranno immediatamente il blocco navale imposto ai porti iraniani. L’intesa riguarda anche il fronte libanese, entrato nel conflitto dopo il lancio di razzi da parte di Hezbollah contro Israele in sostegno a Teheran. Il documento punta dunque a congelare le ostilità su più fronti e ad avviare un percorso negoziale destinato a portare, entro 60 giorni, a un accordo definitivo.

Hormuz e il nodo della libertà di navigazione

Uno degli elementi centrali dell’intesa riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico mondiale. Il premier pakistano Shehbaz Sharif, tra i mediatori dell’accordo insieme al Qatar, ha affermato che il memorandum entrerà in vigore con effetto immediato e che, come primo passo, Teheran garantirà la riapertura dello Stretto mentre Washington rimuoverà il blocco navale. L’Iran dovrà assicurare il transito sicuro delle navi commerciali dal Golfo Persico al Mar d’Oman e viceversa, tenendo conto della necessità di rimuovere ostacoli tecnici e militari e di avviare operazioni di sminamento entro 30 giorni.

Il programma nucleare iraniano

Il dossier nucleare resta il cuore politico dell’accordo. Teheran riafferma l’impegno a non acquisire né sviluppare armi nucleari, mentre Stati Uniti e Iran dovranno concordare un meccanismo per la gestione dell’uranio arricchito già stoccato. La soluzione indicata nel testo prevede almeno la diluizione in loco sotto supervisione dell’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Durante la fase transitoria, l’Iran manterrà lo status quo del proprio programma nucleare, mentre gli Stati Uniti si impegnano a non imporre nuove sanzioni e a non dispiegare ulteriori forze nella regione. Trump ha rivendicato il risultato definendo l’intesa “un muro contro le armi nucleari”.

Sanzioni, petrolio e fondi congelati

Il memorandum apre anche alla sospensione immediata delle restrizioni sulla vendita di petrolio iraniano e dei servizi collegati, comprese transazioni bancarie, assicurazioni e trasporti. Washington si impegna inoltre a discutere la cessazione di tutte le sanzioni contro Teheran, incluse quelle unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario da definire nell’accordo finale. Il testo prevede anche lo sblocco dei fondi e dei beni iraniani congelati o vincolati, con procedure da concordare durante i negoziati. Le risorse potranno essere utilizzate per pagamenti a beneficiari indicati dalla Banca centrale iraniana, previa concessione delle licenze e autorizzazioni necessarie.

Il piano da 300 miliardi per la ricostruzione

Tra i punti più rilevanti compare anche l’impegno degli Stati Uniti, insieme ai partner regionali, a elaborare un piano di almeno 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e lo sviluppo economico dell’Iran. Il meccanismo di attuazione dovrà essere definito nell’ambito dell’accordo finale entro 60 giorni. La misura rappresenta uno dei capitoli più complessi del memorandum, perché lega la stabilizzazione politica alla ricostruzione economica dopo mesi di guerra e tensioni. Secondo quanto emerso, Washington non contribuirebbe direttamente al fondo, mentre eventuali investimenti dovrebbero arrivare da partner regionali e Paesi coinvolti nella fase successiva dell’intesa.

La reazione della Nato e il ruolo dell’Europa

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha accolto positivamente l’intesa siglata da Stati Uniti e Iran, definendola un accordo importante perché orientato a indebolire la capacità nucleare di Teheran. Rutte ha sottolineato anche il rilievo del dossier missilistico iraniano, considerato una minaccia non solo per il Medio Oriente, ma anche per l’Europa e altre aree del mondo, oltre al ritorno della libertà di navigazione. Intanto la Germania ha preposizionato unità navali nel Mar Rosso in vista di una possibile missione legata alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, precisando tuttavia che un eventuale impiego operativo richiederebbe condizioni giuridiche e politiche definite.

La Svizzera e l’incognita sui colloqui

La fase di attuazione resta ancora segnata da incertezze diplomatiche. Il governo svizzero ha confermato che, allo stato attuale, è previsto per domani un incontro a Bürgenstock tra Stati Uniti e Iran, con la partecipazione dei mediatori Pakistan e Qatar e di altri Paesi coinvolti, per avviare i primi negoziati sull’applicazione dell’accordo. Il ministero degli Esteri svizzero ha però precisato che non sono disponibili ulteriori dettagli sul programma. Parallelamente, da Teheran sono arrivate indicazioni diverse: il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che la riunione sarebbe stata rinviata. Anche la cerimonia ufficiale in Svizzera appare incerta, dopo la correzione di un post del premier pakistano Sharif in cui era inizialmente citata una firma formale.

Le tensioni sul fronte libanese

Nonostante il memorandum includa anche il fronte libanese, la situazione sul terreno resta fragile. L’Iran ha avvertito che eventuali nuovi attacchi israeliani in Libano costituirebbero una violazione degli impegni assunti nel quadro dell’intesa con Washington, attribuendo agli Stati Uniti la responsabilità di far rispettare l’accordo. In Libano, la calma della notte è stata interrotta da un attacco con drone contro un’auto nella zona tra Kfartebnit e Nabatiyeh, con un morto e un ferito grave secondo quanto riportato dal quotidiano L’Orient Le Jour. Successivamente, colpi di artiglieria hanno interessato Nabatiyeh El Faouqa, mentre altri incidenti sono stati segnalati nell’area, epicentro degli scontri tra Hezbollah e l’esercito israeliano.

Le reazioni da Teheran, Hezbollah e Mosca

Sul piano politico, l’accordo non ha fermato il confronto di dichiarazioni incrociate. Mohammad Bagher Ghalibaf ha sostenuto che Teheran abbia trattato da una posizione di forza, rivendicando i risultati ottenuti sul campo. Il segretario generale di Hezbollah, Naim Kassem, ha parlato di “grande vittoria” per l’Iran e ha ringraziato Teheran per aver insistito sull’inclusione del fronte libanese nel testo. Anche Mosca ha accolto con favore il memorandum, invitando tutte le parti coinvolte a rispettare gli accordi raggiunti per evitare una nuova escalation regionale. La Russia ha inoltre sottolineato la riaffermazione dell’impegno iraniano nei confronti del Trattato di non proliferazione nucleare.

Trump difende l’intesa dalle critiche

Il presidente americano ha respinto le accuse di aver concesso troppo a Teheran. In un messaggio pubblicato su Truth, Trump ha definito “invidiosi, cattivi o stupidi” coloro che ritengono l’accordo troppo morbido con l’Iran, rivendicando gli effetti positivi sui mercati e sui prezzi del petrolio. Il tycoon ha sostenuto di aver voluto evitare una “catastrofe economica” che avrebbe potuto verificarsi con il protrarsi della guerra e della chiusura delle rotte marittime. La firma a Versailles, rilanciata con forza da Macron e dalla Casa Bianca, diventa così il simbolo politico di un’intesa che apre una fase nuova, ma ancora fragile, nei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

Un percorso negoziale ancora da costruire

Il memorandum di Islamabad non chiude tutti i nodi della crisi, ma stabilisce una cornice politica per la cessazione delle ostilità e per l’avvio di trattative tecniche. Restano da definire il calendario effettivo della revoca delle sanzioni, il meccanismo di gestione dell’uranio arricchito, le garanzie sulla libertà di navigazione a Hormuz, la sicurezza del Libano e la reale attuazione del piano di ricostruzione. L’accordo finale dovrà essere raggiunto entro 60 giorni, con possibile proroga di comune intesa, e dovrà essere ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La firma di Trump e Pezeshkian apre dunque una finestra diplomatica decisiva, ma la tenuta dell’intesa dipenderà dalla verifica concreta degli impegni assunti.