Le prime petroliere iraniane hanno oltrepassato la zona di blocco imposta dagli Stati Uniti ai porti di Teheran, segnando un passaggio politicamente e commercialmente rilevante alla vigilia della firma formale dell’accordo tra Washington e la Repubblica Islamica. Secondo la piattaforma di monitoraggio marittimo TankerTrackers, le navi Diona e Hero2 avrebbero superato il perimetro del blocco trasportando complessivamente circa 3,8 milioni di barili di petrolio iraniano. Successivamente anche una terza petroliera, la Sonia I, avrebbe oltrepassato la stessa area con un carico stimato in circa un milione di barili di greggio. Si tratta del primo movimento di questo tipo dopo circa due mesi di restrizioni navali, in un momento in cui la riapertura delle rotte nel Golfo e nello Stretto di Hormuz viene considerata una delle condizioni più delicate dell’intesa.
La firma in Svizzera e il memorandum d’intesa
L’accordo tra Stati Uniti e Iran, già sottoscritto digitalmente secondo le ricostruzioni diffuse nelle ultime ore, dovrebbe essere formalizzato venerdì in Svizzera, nell’area del Lago di Lucerna. Il memorandum d’intesa rappresenta il primo passaggio di un percorso negoziale più ampio, destinato a proseguire con una seconda fase dedicata al programma nucleare iraniano, alla revoca delle sanzioni e alla stabilizzazione regionale. Teheran sostiene che il testo preveda la fine immediata del blocco navale imposto da Washington, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha presentato l’intesa come una garanzia affinché l’Iran non si doti mai di armi nucleari. Il contenuto completo del documento non è stato ancora reso pubblico, ma le parti hanno già iniziato a rivendicarne i primi effetti politici e operativi.
Il G7 applaude l’intesa e si dice pronto a contribuire
Dal vertice di Evian, in Francia, i leader del G7 hanno accolto con favore l’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, attribuendolo alla “ferma guida” del presidente Donald Trump e al sostegno dei Paesi mediatori. Nella dichiarazione diffusa al termine del confronto, i capi di Stato e di governo hanno definito l’intesa un’opportunità storica per impedire all’Iran di acquisire armi nucleari e per affrontare le minacce legate alle sue attività regionali e balistiche. Il G7 ha inoltre espresso disponibilità a contribuire all’attuazione dell’accordo, sostenendo la necessità di un percorso diplomatico solido, globale e verificabile, con il coinvolgimento dei partner regionali e internazionali competenti, compresa l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
Hormuz resta il nodo strategico della crisi
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile della crisi, perché dalla sicurezza di quel passaggio dipende una quota rilevante del commercio energetico internazionale. I leader del G7 hanno ribadito che il diritto di transito senza restrizioni o pedaggi costituisce un principio fondamentale del commercio globale e hanno indicato nella missione multinazionale, indipendente e difensiva guidata da Francia e Regno Unito uno strumento utile per facilitare la ripresa del traffico marittimo. L’obiettivo sarebbe proteggere le navi mercantili, rassicurare gli operatori del trasporto commerciale e sostenere la verifica della rimozione di eventuali mine presenti nell’area. La piena riapertura dello Stretto non è quindi soltanto un passaggio diplomatico, ma anche una garanzia economica per compagnie di navigazione, mercati energetici e Paesi importatori.
Berlino valuta un rapido dispiegamento navale
Anche la Germania starebbe valutando una partecipazione alla missione internazionale nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito dai media tedeschi, Berlino avrebbe predisposto una bozza di mandato parlamentare per consentire l’eventuale invio di unità della Marina in un’operazione a carattere difensivo. Il cacciamine Fulda e la nave di supporto Mosel si troverebbero già nel Mediterraneo orientale e potrebbero raggiungere l’area in circa una settimana. La partecipazione tedesca, tuttavia, resta subordinata a una decisione politica e a una base giuridica ritenuta sufficiente, con il Bundestag chiamato ad avere l’ultima parola. Il governo tedesco starebbe valutando un mandato circoscritto alle operazioni di ricerca e rimozione delle mine marine, escludendo altre attività militari più ampie.
Le accuse sui droni iraniani contro le navi mercantili
Il quadro resta però fragile. Secondo quanto riportato da NBC News, citando un funzionario statunitense, l’Iran avrebbe lanciato ogni notte diversi droni contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz dopo la firma del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti. Le forze armate americane avrebbero intercettato e abbattuto i velivoli lanciati dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane prima che potessero rappresentare una minaccia per le imbarcazioni o per il personale presente nella regione. La notizia, se confermata nei suoi dettagli operativi, aggiunge un elemento di tensione proprio mentre Washington e Teheran tentano di trasformare l’intesa preliminare in un accordo formale e politicamente sostenibile.
Il fronte libanese minaccia la tenuta dell’accordo
A pesare sulla fase diplomatica sono anche i raid israeliani in Libano. Teheran ha avvertito che la prosecuzione delle operazioni militari israeliane nel sud del Paese potrebbe essere considerata una violazione dello spirito del memorandum d’intesa. Il comando generale delle forze armate iraniane Khatam Al-Anbiya ha accusato Israele di aver violato ripetutamente il cessate il fuoco in Libano meridionale e ha minacciato una risposta “ferma e decisiva” qualora l’offensiva non dovesse cessare. Secondo i media libanesi, nelle ultime ore sarebbero stati segnalati nuovi attacchi israeliani nel sud del Paese, mentre il ministero della Salute di Beirut ha riferito di vittime e feriti nei raid. Per l’Iran, la fine della guerra in Libano resta uno degli aspetti centrali dell’accordo con Washington.
Tra diplomazia, energia e sicurezza regionale
L’intesa tra Stati Uniti e Iran apre dunque una finestra diplomatica significativa, ma la sua tenuta dipenderà dalla capacità delle parti di tradurre il memorandum in impegni verificabili. La ripresa del transito delle petroliere iraniane oltre la zona di blocco indica un primo effetto concreto sul piano marittimo ed energetico, mentre il sostegno del G7 conferisce all’accordo una cornice politica internazionale. Restano tuttavia aperti i dossier più complessi: il controllo del programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni, la sicurezza dello Stretto di Hormuz, il ruolo delle missioni navali europee e la guerra in Libano. La firma prevista in Svizzera rappresenterà quindi solo l’inizio di una fase negoziale decisiva, nella quale ogni incidente militare potrebbe riaprire una crisi ancora lontana dall’essere definitivamente chiusa.


