Usa e Iran vicini all’accordo, firma digitale entro 24 ore con la mediazione del Pakistan

Written on 06/13/2026
Chiara Sutermeister

Usa e Iran verso l’accordo mediato dal Pakistan: firma digitale entro 24 ore, nodi su nucleare, Hormuz, fondi congelati e raid in Libano.

Stati Uniti e Iran sarebbero a un passo dalla finalizzazione del memorandum di Islamabad, l’intesa mediata dal Pakistan per porre fine alla guerra e aprire una nuova fase negoziale tra Washington e Teheran. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha annunciato su X che le parti sono “più vicine che mai a un accordo di pace” e che la finalizzazione dell’intesa è attesa “nelle prossime 24 ore”. Secondo il premier, Islamabad si sta già preparando alla firma elettronica dell’accordo, che dovrebbe essere seguita la prossima settimana da colloqui a livello tecnico.

Ginevra rinviata, la firma sarà a distanza

La procedura dovrebbe avvenire da remoto, senza il previsto incontro fisico a Ginevra. Secondo quanto riferito da una fonte di alto livello ad Al Arabiya, il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran sarà firmato a distanza, mentre gli incontri in Svizzera sono stati rinviati a data da destinarsi. Dopo la firma, le discussioni tecniche dovrebbero spostarsi a Islamabad, dove si affronteranno i nodi rimasti aperti. Il Pakistan rivendica un ruolo centrale nella mediazione e ha ringraziato sia Washington sia Teheran per l’impegno mostrato durante i negoziati, definendo il possibile accordo una base per una pace duratura.

Il piano in due fasi e i quattordici punti dell’intesa

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha spiegato che il testo in discussione sarebbe un memorandum in quattordici punti, articolato in due fasi. La prima prevede la firma del documento con Washington e l’annuncio della fine della guerra, mentre la seconda dovrebbe aprire un negoziato più ampio, della durata di 60 giorni, sui dossier più delicati: nucleare, sanzioni, fondi congelati e garanzie operative. Araghchi ha precisato che il documento non è ancora definitivo e che, una volta completato, sarà illustrato in ogni sua clausola.

Nucleare, sanzioni e fondi iraniani congelati

Uno dei punti più sensibili resta quello dell’uranio arricchito e del futuro del programma nucleare iraniano. Secondo fonti citate dai media internazionali, il memorandum prevederebbe l’impegno dell’Iran a non acquisire armi nucleari e a risolvere la controversia sulle proprie scorte di uranio. Washington avrebbe valutato anche l’ipotesi di una riduzione del livello di arricchimento all’interno del Paese, sotto supervisione internazionale. Parallelamente, Teheran chiede lo sblocco dei beni congelati all’estero, mentre gli Stati Uniti spingono per un meccanismo graduale, collegato al rispetto degli impegni assunti.

Hormuz resta il nodo strategico dell’accordo

L’intesa riguarda anche lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il traffico energetico mondiale e per gli equilibri del Golfo Persico. Araghchi ha affermato che la gestione dello stretto non tornerà al sistema precedente alla guerra e ha parlato dell’introduzione di tariffe obbligatorie per servizi finora gratuiti. Secondo la posizione iraniana, il memorandum dovrebbe includere anche la revoca del blocco navale statunitense sui porti iraniani e meccanismi legati alla circolazione commerciale. Su questo punto restano però forti le incognite, perché il controllo di Hormuz viene considerato da molti osservatori uno degli strumenti negoziali più rilevanti nelle mani di Teheran.

Droni iraniani contro navi commerciali, intervento Usa nello Stretto

Mentre la diplomazia accelera, la tensione militare resta alta. Il Comando centrale degli Stati Uniti ha riferito che l’Iran avrebbe lanciato diversi droni d’attacco nel tentativo di colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Secondo il Centcom, le forze statunitensi li hanno abbattuti tutti nelle ultime ore e il traffico marittimo è proseguito senza ostacoli. L’episodio conferma quanto il quadro rimanga fragile anche alla vigilia della possibile firma, con il corridoio energetico internazionale ancora al centro della pressione militare e diplomatica.

L’uranio sigillato nei tunnel e lo stop di Trump a un blitz di terra

Secondo la Cnn, nelle ultime settimane l’Iran avrebbe intensificato gli sforzi per sigillare le proprie scorte di uranio altamente arricchito, facendo crollare tunnel e minando gli ingressi ai siti sotterranei. Le fonti citate dall’emittente americana sostengono che raggiungere il materiale sarebbe oggi molto più difficile e pericoloso, anche per gli stessi iraniani. La Cnn riferisce inoltre che gli Stati Uniti avrebbero valutato piani per un’azione di terra finalizzata al recupero dell’uranio, ma Donald Trump avrebbe frenato l’operazione dopo essere stato avvertito dei rischi di una dura rappresaglia iraniana, di un allargamento del conflitto e di possibili perdite militari statunitensi.

Israele e Libano, nuovi raid nel sud dopo gli ordini di evacuazione

La possibile intesa tra Washington e Teheran si intreccia con il fronte libanese. Le forze israeliane hanno diffuso ordini di evacuazione per diverse località del sud del Libano, compresa Nabatiyeh, sostenendo di voler agire contro ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah. Subito dopo, secondo media libanesi e internazionali, sono stati segnalati raid aerei in varie aree, tra cui Rihan, Sujud, Khiam e Qasiba. Fonti locali hanno riferito anche della morte del sindaco di Rihan, Ali Badie, e di altre vittime negli attacchi. Araghchi ha sostenuto che la fine della guerra prevista dal memorandum dovrebbe comprendere anche il Libano e il ritiro israeliano dalle aree occupate nel sud del Paese.

Gaza ancora sotto pressione, un morto al campo di Bureij

Nel quadro regionale resta alta anche la tensione nella Striscia di Gaza. Secondo fonti palestinesi citate dall’agenzia Wafa, un drone dell’esercito israeliano avrebbe colpito un gruppo di civili nei pressi dell’ingresso del campo profughi di al Bureij, nella zona centrale della Striscia, uccidendo una persona e ferendone altre due. Le stesse fonti sanitarie palestinesi parlano di centinaia di vittime dall’inizio della tregua, un dato che continua ad alimentare il timore di una destabilizzazione più ampia mentre si tenta di chiudere il dossier iraniano.

Le reazioni italiane tra ottimismo, energia e timori economici

In Italia il governo segue con attenzione l’evoluzione del negoziato. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto ottimista, pur invitando ad attendere la firma definitiva, e ha sottolineato l’importanza di una tregua che favorisca la libera circolazione a Hormuz, evitando un’impennata del costo del petrolio, della benzina e dei carburanti. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha collegato gli sviluppi dell’accordo anche al dibattito sulle accise, mentre Confartigianato ha stimato che la crisi in Medio Oriente sia già costata all’Italia 1,6 miliardi di euro di export tra marzo e aprile, con una riduzione del 33% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I funerali di Khamenei dal 4 al 9 luglio

Sul fronte interno iraniano, la televisione di Stato ha annunciato che Ali Khamenei, ucciso secondo Teheran in un raid israelo-americano il 28 febbraio, sarà sepolto il 9 luglio a Mashad, nel nord-est del Paese. Le commemorazioni inizieranno il 4 luglio alla Grande Mosalla di Teheran, proseguiranno con la cerimonia funebre nella capitale e con un corteo a Qom, città santa per gli sciiti, per concludersi a Mashad presso il mausoleo dell’Imam Reza. Le autorità iraniane hanno invitato la popolazione e i sostenitori della Repubblica islamica a partecipare alle cerimonie, mentre il Paese affronta una fase decisiva tra lutto nazionale, trattative diplomatiche e pressioni militari regionali.

Un accordo vicino, ma ancora fragile

Il memorandum di Islamabad appare oggi più vicino che mai, ma la sua efficacia dipenderà dalla firma definitiva, dall’attuazione concreta degli impegni e dalla capacità di contenere le escalation parallele in Hormuz, Libano e Gaza. La diplomazia pakistana ha portato Stati Uniti e Iran a un testo condiviso, ma molti punti restano politicamente e tecnicamente complessi: dal nucleare alle sanzioni, dai fondi congelati alla sicurezza marittima, fino al ruolo di Israele e degli alleati regionali. La firma digitale potrebbe segnare una svolta, ma il passaggio successivo sarà trasformare un memorandum di pace in un accordo stabile e verificabile.