Alberto Stasi lascia il carcere di Bollate e prosegue l’esecuzione della pena in affidamento in prova ai servizi sociali. La decisione è stata presa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa dell’uomo, condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007. Dopo l’udienza celebrata nel pomeriggio, i giudici erano inizialmente rimasti in riserva al termine della camera di consiglio, con il deposito del provvedimento atteso entro pochi giorni. In serata è arrivato però l’esito favorevole, con la concessione della misura alternativa alla detenzione.
Il parere favorevole della Procura generale
A pesare sulla decisione è stato anche il parere positivo espresso dalla Procura generale di Milano, diretta da Francesca Nanni, attraverso la sostituta procuratrice generale Valeria Marino. Il via libera è arrivato alla luce della buona condotta mantenuta da Stasi durante gli anni di detenzione, del percorso già avviato in regime di lavoro esterno e poi di semilibertà, oltre che delle relazioni positive dell’équipe del carcere di Bollate. L’affidamento in prova si inserisce dunque nel percorso trattamentale già intrapreso dall’ex fidanzato di Chiara Poggi, che negli ultimi anni aveva ottenuto progressivi benefici penitenziari in vista del reinserimento sociale.
Dal lavoro esterno alla semilibertà
Stasi era detenuto dal 2015, anno in cui la condanna a 16 anni per il delitto di Garlasco è diventata definitiva. Dal 2023 aveva iniziato a lavorare all’esterno dell’istituto penitenziario con mansioni amministrative e contabili, rientrando in carcere la sera. Successivamente aveva ottenuto la semilibertà, misura che gli consentiva di trascorrere parte della giornata fuori da Bollate per ragioni professionali e di reinserimento, restando comunque vincolato al rientro in istituto. La Cassazione aveva poi giudicato positivo il suo percorso di risocializzazione, confermando la possibilità di proseguire lungo questa linea.
Cosa cambia con l’affidamento in prova
Con l’affidamento in prova ai servizi sociali Stasi non dovrà più rientrare in carcere al termine della giornata, ma resterà sottoposto a prescrizioni precise e a controlli. La misura alternativa alla detenzione permette al condannato di scontare la pena residua fuori dall’istituto penitenziario, all’interno di un programma definito che disciplina lavoro, domicilio, spostamenti, orari e rapporti personali. Non si tratta quindi di una cancellazione della pena, ma di una diversa modalità di esecuzione, finalizzata al reinserimento e alla verifica del comportamento del condannato nel contesto sociale.
La nuova vita lontano da Garlasco
Secondo quanto emerso, Alberto Stasi non tornerà a vivere a Garlasco, il paese pavese diventato simbolo di una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi vent’anni. Il 42enne dovrebbe trasferirsi nell’hinterland milanese, dove potrà continuare a lavorare come responsabile amministrativo presso un’azienda, attività già svolta durante il periodo di semilibertà. La nuova fase della sua vita sarà dunque legata a un percorso controllato, con obblighi stabiliti dall’autorità giudiziaria e monitoraggio da parte dei servizi sociali.
Il delitto di Garlasco e la condanna definitiva
Alberto Stasi è l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. La giovane venne trovata senza vita il 13 agosto 2007 nella casa della famiglia a Garlasco. La vicenda ha attraversato anni di indagini, processi, assoluzioni, ribaltamenti giudiziari e un intenso dibattito pubblico, fino alla condanna definitiva pronunciata nei confronti dell’allora fidanzato della vittima. Stasi si è sempre proclamato innocente, ma la sentenza passata in giudicato resta il riferimento giuridico della sua posizione.
La misura non riguarda la possibile revisione
La concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali non è collegata all’eventuale procedimento di revisione del processo. La difesa di Stasi, alla luce della nuova indagine che coinvolge Andrea Sempio, potrà presentare una richiesta autonoma per chiedere la riapertura del caso giudiziario, ma si tratta di un percorso distinto dalla misura decisa dal Tribunale di Sorveglianza. L’affidamento riguarda esclusivamente l’esecuzione della pena residua, mentre l’eventuale revisione avrebbe natura diversa e dovrebbe fondarsi su elementi ritenuti nuovi e rilevanti.
La nuova indagine su Andrea Sempio
Nel frattempo, sul fronte investigativo, è stata notificata la chiusura delle indagini ad Andrea Sempio, indagato nell’ambito del nuovo filone sul delitto di Garlasco. Il provvedimento, firmato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dai pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, riprende l’impianto dell’invito a comparire notificato nei giorni precedenti. Durante l’interrogatorio, Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo l’impostazione accusatoria, ancora da sottoporre alle successive valutazioni giudiziarie, l’uomo avrebbe avuto un ruolo nell’omicidio di Chiara Poggi.
La posizione della famiglia Poggi
Sul nuovo scenario investigativo si è espressa anche la famiglia Poggi attraverso l’avvocato Gian Luigi Tizzoni. Il legale, dopo la lettura degli atti depositati con la chiusura dell’inchiesta, aveva dichiarato di non ravvisare elementi realmente in grado di sconfessare la sentenza passata in giudicato nei confronti di Stasi. Secondo Tizzoni, le consulenze medico-legali, informatiche e quelle relative allo studio delle tracce ematiche non aprirebbero spazi concreti per una revisione. Una posizione che conferma la distanza tra le valutazioni della parte civile e le prospettive che la difesa di Stasi intende invece coltivare.
Le parole della madre di Stasi
Nei giorni scorsi Elisabetta Ligabò, madre di Alberto Stasi, era tornata a parlare della vicenda ricordando Chiara Poggi e dicendo che di lei le è rimasto “il suo sorriso”. In un’intervista aveva raccontato di aver vissuto l’ultimo anno con trepidazione e di aver riposto fiducia nei nuovi inquirenti e investigatori. La donna ha ribadito di non aver mai avuto sospetti sul figlio e di aver affrontato con lui un percorso umano durissimo, segnato dalla condanna, dal carcere e dalla lunga battaglia giudiziaria. Parole che restituiscono il peso personale e familiare di una vicenda rimasta al centro dell’attenzione pubblica per quasi vent’anni.
Una svolta nell’esecuzione della pena
L’uscita dal carcere di Alberto Stasi rappresenta una svolta nell’esecuzione della pena, ma non chiude il caso Garlasco sul piano giudiziario e mediatico. Da un lato c’è la decisione del Tribunale di Sorveglianza, fondata sul percorso carcerario, sulla condotta e sui benefici già maturati; dall’altro restano aperti i riflessi della nuova indagine e l’eventuale iniziativa della difesa per chiedere la revisione del processo. Il delitto di Chiara Poggi continua così a intrecciare piani diversi: la memoria della vittima, la condanna definitiva di Stasi, la nuova pista investigativa e una vicenda giudiziaria che resta tra le più seguite in Italia.


