Guerra in Medio Oriente: rischio della più grave crisi energetica della storia e le proposte di Confindustria per l’Italia

Written on 04/27/2026
Chiara Sutermeister

Alessandro Fontana di Confindustria avverte sui rischi di una lunga guerra in Medio Oriente. Proposte per contrastare la crisi energetica e sostenere le imprese italiane fino al 2026.

Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria, ha lanciato un allarme sulle implicazioni economiche della guerra in Medio Oriente durante la sua audizione sul Documento di Finanza Pubblica (DFP) davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Fontana ha sottolineato che, se il conflitto dovesse concludersi immediatamente, l’impatto sull’economia italiana sarebbe contenuto, con una perdita di crescita tra lo 0,1% e lo 0,3%. Tuttavia, la situazione cambia radicalmente se la guerra dovesse protrarsi nel tempo. Un conflitto più lungo, infatti, potrebbe condurre l’Italia e l’Europa a una delle crisi energetiche più gravi della storia. Questo scenario, per Fontana, sarebbe potenzialmente sistemico, con ripercussioni globali devastanti.

Le implicazioni della chiusura dello Stretto di Hormuz

Un aspetto cruciale delle previsioni di Confindustria riguarda la possibile chiusura, anche parziale, dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa una significativa parte del petrolio mondiale. Fontana ha spiegato che una chiusura del 100% dello stretto potrebbe garantire all’economia globale un’autonomia energetica compresa tra i 6 e gli 11 mesi, ma con una gravissima scarsità di risorse per i paesi dipendenti da questa via di transito. Già da ora, se il conflitto dovesse proseguire fino a giugno, il costo del petrolio potrebbe salire di circa 7 miliardi di euro, una cifra che potrebbe raggiungere i 21 miliardi se la guerra continuasse fino a dicembre.

Le vulnerabilità energetiche e la necessità di una strategia a lungo termine

Fontana ha espressamente sottolineato che l’Italia ha una delle maggiori vulnerabilità legate all’energia, un problema che persisterà anche nei prossimi anni. La guerra in corso ha reso ancora più evidente quanto sia fondamentale sviluppare una strategia energetica nazionale robusta e resiliente. Secondo Fontana, questa strategia deve essere accompagnata da obiettivi e scadenze, proprio come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), per evitare di trovarsi nuovamente in difficoltà in situazioni analoghe. Inoltre, è necessario predisporre un piano d’emergenza che consenta di reagire prontamente in caso di crisi improvvise.

Proposte per il contrasto ai rincari energetici

Nel contesto dell’emergenza energetica, Confindustria ha avanzato diverse proposte per contrastare l’aumento dei costi di energia. Tra le principali iniziative, Fontana ha sollecitato un “scostamento di bilancio” per destinare aiuti alle imprese che si trovano ad affrontare aumenti significativi nei costi di gas ed elettricità, con misure speciali per le aziende ad alta intensità energetica, come quelle elettrivore e gasivore. Un altro punto importante riguarda la proroga del taglio delle accise sui carburanti, che scadrà il 2 maggio, per garantire una maggiore stabilità economica alle famiglie e alle imprese italiane. Confindustria ha anche chiesto di estendere il credito di imposta per l’autotrasporto merci e di estenderlo anche al trasporto passeggeri, oltre a includere aiuti specifici per i settori aerei e marittimi.

Riforma dell’assetto europeo e politiche anticicliche

Fontana ha anche messo in evidenza come l’attuale assetto dell’Unione Europea non sia adeguato ad affrontare le sfide economiche globali. Secondo il direttore del Centro Studi, il mercato comune europeo non è completamente omogeneo e inefficace quando si tratta di politica industriale, ed è necessario un rinnovamento radicale delle istituzioni europee per consentire al continente di rispondere meglio alle crisi future. Inoltre, ha proposto l’adozione di politiche fiscali “anticicliche”, simili a quelle implementate con il PNRR, che prevedano un aumento della spesa pubblica durante le fasi di recessione per stabilizzare l’economia, e una riduzione della spesa quando le condizioni sono favorevoli.

Sostenibilità e riforme per la crescita strutturale

A fianco delle politiche di emergenza, Confindustria ha ribadito la necessità di affrontare la crescita a lungo termine attraverso riforme strutturali. In particolare, Fontana ha sottolineato l’importanza di rendere operative le misure per favorire l’internazionalizzazione delle imprese e di investire nel rafforzamento dell’industria italiana, soprattutto nel settore farmaceutico, che rappresenta un asset strategico con oltre 69 miliardi di euro di export. Inoltre, ha proposto una semplificazione delle procedure per aumentare il contributo delle energie rinnovabili nel mix energetico nazionale, fissando l’obiettivo di arrivare al 60% entro il 2030.