Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa per venerdì 13 marzo alle ore 10 presso il Palazzo del Quirinale. L’annuncio è arrivato attraverso una nota ufficiale della Presidenza della Repubblica che indica chiaramente l’ordine del giorno della riunione: la guerra in Iran e la situazione in Medio Oriente, con un’analisi approfondita della crisi internazionale e delle possibili ripercussioni sull’Italia e sull’Europa.
La convocazione arriva in un momento di forte tensione geopolitica, caratterizzato da un progressivo deterioramento della sicurezza regionale e dal rischio di un coinvolgimento più ampio dei Paesi occidentali e dell’Alleanza Atlantica. Il Consiglio Supremo di Difesa rappresenta il principale luogo istituzionale in cui le massime autorità dello Stato discutono e valutano le strategie relative alla sicurezza nazionale e alla difesa del Paese.
Una convocazione straordinaria legata all’escalation del conflitto
La riunione del 13 marzo assume un carattere straordinario, determinato dall’aggravarsi della situazione militare e diplomatica in Medio Oriente. L’evoluzione della guerra in Iran e la crescente instabilità dell’area stanno infatti generando forte preoccupazione tra i governi occidentali, anche alla luce delle possibili conseguenze economiche, energetiche e militari.
La convocazione del Consiglio Supremo di Difesa rientra nelle prerogative del Presidente della Repubblica previste dall’articolo 87 della Costituzione, che attribuisce al Capo dello Stato il comando delle Forze armate e la presidenza di questo organismo istituzionale. In genere il Consiglio viene riunito due volte all’anno, ma può essere convocato in qualsiasi momento quando la situazione internazionale o nazionale lo richiede.
L’attuale scenario di crisi, segnato dal rischio di un allargamento del conflitto e dalle tensioni che coinvolgono anche i Paesi della NATO, ha reso necessario un confronto urgente tra i vertici politici e militari italiani.
Il ruolo del Consiglio Supremo di Difesa nella sicurezza nazionale
Il Consiglio Supremo di Difesa è uno degli organi costituzionali più importanti per la gestione delle questioni strategiche legate alla sicurezza del Paese. Previsto dalla Costituzione e istituito con la legge del 28 luglio 1950 n. 624, rappresenta il luogo di confronto istituzionale dove vengono analizzati i principali problemi politici e tecnici relativi alla difesa nazionale.
Questo organismo non esercita un comando diretto sulle Forze armate, ma svolge una funzione fondamentale di indirizzo politico e coordinamento strategico. Attraverso il confronto tra il Presidente della Repubblica e il governo, vengono valutati scenari internazionali, minacce alla sicurezza e possibili strategie di risposta.
Il Consiglio consente inoltre al Capo dello Stato di acquisire informazioni dettagliate sugli orientamenti dell’esecutivo in materia di difesa e sicurezza, garantendo un equilibrio istituzionale tra le diverse autorità dello Stato.
Chi partecipa alle riunioni del Consiglio Supremo di Difesa
Il Consiglio Supremo di Difesa è presieduto dal Presidente della Repubblica e ne fanno parte il Presidente del Consiglio dei ministri e alcuni dei principali ministri del governo, in particolare quelli responsabili dei settori chiave della sicurezza nazionale.
Tra i membri figurano il ministro degli Esteri, quello dell’Interno, il ministro dell’Economia e delle Finanze, il ministro della Difesa e il responsabile delle politiche industriali. A questi si aggiunge il Capo di Stato Maggiore della Difesa, che rappresenta il vertice operativo delle Forze armate italiane.
Alle riunioni partecipano abitualmente anche il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il Segretario generale della Presidenza della Repubblica e il Segretario del Consiglio Supremo di Difesa. A seconda dei temi trattati possono essere invitati anche altri ministri, i capi di Stato maggiore delle singole Forze armate, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri o esperti con specifiche competenze strategiche, scientifiche o industriali.
Tajani e la strategia diplomatica per evitare l’escalation
Parallelamente alla convocazione del Consiglio Supremo di Difesa, il governo italiano continua a lavorare sul piano diplomatico per evitare un ulteriore allargamento del conflitto. Alla Farnesina il ministro degli Esteri Antonio Tajani coordina costantemente l’Unità di Crisi, monitorando l’evoluzione della situazione e mantenendo contatti continui con i partner internazionali.
Secondo quanto riferito dal vicepremier, l’obiettivo principale resta quello di favorire una de-escalation, evitando che il conflitto si trasformi in uno scontro più ampio che coinvolga direttamente i Paesi della NATO.
Tajani ha inoltre confermato che il contingente militare italiano presente in Kuwait è al momento in sicurezza. Allo stesso tempo il governo ha deciso una riduzione preventiva del personale diplomatico e militare nelle sedi di Beirut e Baghdad, una misura adottata per limitare eventuali rischi legati all’instabilità regionale.
Il ministro ha invitato alla massima prudenza anche riguardo alla possibile attivazione dell’Articolo 5 della NATO, sottolineando che qualsiasi decisione dipenderà dalle eventuali richieste formali della Turchia e dalle valutazioni condivise all’interno dell’Alleanza.
Il nodo dei rientri degli italiani all’estero
Sul fronte dei cittadini italiani all’estero, la situazione appare in progressivo miglioramento grazie alla ripresa dei voli commerciali nelle principali rotte internazionali. L’emergenza legata ai rientri sembra avviarsi verso una soluzione positiva per la maggior parte dei connazionali bloccati nei Paesi dell’area mediorientale.
Rimane tuttavia ancora complessa la situazione alle Maldive, dove numerosi turisti italiani si trovano in attesa di imbarco presso l’aeroporto di Malé. La saturazione degli scali nel Golfo Persico ha rallentato le operazioni di rientro, ma le autorità italiane stanno lavorando per facilitare il rimpatrio dei viaggiatori nel più breve tempo possibile.
I precedenti: quante volte Mattarella ha convocato il Consiglio
Durante il suo mandato al Quirinale, Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa circa venti volte, con una frequenza superiore alla media prevista dalla prassi istituzionale. L’intensificarsi delle crisi internazionali negli ultimi anni ha infatti reso necessario un confronto più costante tra le istituzioni.
Nel solo 2025 il Consiglio è stato riunito tre volte. A marzo si è discusso delle minacce nello spazio e della difesa europea, a maggio del riarmo europeo e della partecipazione italiana alle iniziative NATO e UE, mentre a novembre il confronto si è concentrato sul dodicesimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina e sulle strategie di sicurezza nazionale.
La convocazione del 13 marzo rappresenta dunque l’ennesimo passaggio istituzionale di alto livello in un contesto internazionale sempre più instabile, nel quale l’Italia è chiamata a valutare con attenzione le proprie scelte strategiche.


