Putin-Trump, telefonata sulla guerra in Iran: cresce il rischio di escalation globale

Written on 03/09/2026
Chiara Sutermeister

Putin e Trump si parlano nel pieno della guerra con l’Iran: tensioni globali, missili intercettati dalla Nato e crisi energetica nello Stretto di Hormuz.

Nel pieno della crescente tensione geopolitica legata alla guerra in Medio Oriente, il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno avuto una lunga conversazione telefonica definita dal Cremlino “costruttiva, aperta e professionale”. La notizia è stata confermata dal consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, secondo cui il colloquio tra i due leader è durato circa un’ora ed è stato incentrato principalmente sulla guerra in Iran e sugli sviluppi del conflitto in Ucraina.

Secondo quanto riferito dalle autorità russe, Putin avrebbe informato Trump della situazione sul fronte orientale ucraino, sottolineando quella che Mosca definisce un’avanzata significativa delle truppe russe lungo la linea di contatto. Il presidente russo avrebbe sostenuto che tali sviluppi dovrebbero spingere Kiev a prendere seriamente in considerazione una soluzione negoziale per porre fine al conflitto. Si tratta del primo contatto diretto noto tra i due leader da oltre due mesi e del primo dall’inizio dell’attacco militare condotto da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

La guerra con l’Iran domina l’agenda internazionale

La telefonata tra Washington e Mosca arriva mentre il conflitto con l’Iran entra nel suo decimo giorno, alimentando timori di una destabilizzazione su larga scala dell’intero Medio Oriente. Il presidente Trump ha dichiarato in diverse interviste che la guerra sarebbe “praticamente conclusa” e che gli Stati Uniti avrebbero ormai un vantaggio decisivo sul piano militare.

Secondo il capo della Casa Bianca, le infrastrutture strategiche iraniane sarebbero state pesantemente compromesse dopo le operazioni congiunte condotte insieme a Israele. Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe perso gran parte delle sue capacità operative, citando la distruzione di navi militari, sistemi di comunicazione e componenti dell’aviazione militare iraniana.

Nonostante queste dichiarazioni, sul terreno continuano bombardamenti, lanci di droni e attacchi missilistici che coinvolgono diversi Paesi della regione, dagli Emirati Arabi Uniti al Qatar fino al Bahrein. L’instabilità ha portato anche ad allarmi aerei e intercettazioni di missili da parte delle difese della Nato e di diversi eserciti occidentali.

La nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei al centro delle tensioni

Uno dei fattori che stanno aggravando lo scenario internazionale è l’elezione di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, come nuova Guida suprema dell’Iran dopo la morte del padre durante i primi attacchi israeliani su Teheran. La sua nomina ha suscitato forti reazioni sia in Occidente sia all’interno dello stesso mondo islamico.

Donald Trump ha espresso apertamente il proprio disappunto per la scelta della leadership iraniana, definendola “un grosso errore” e lasciando intendere che la sua amministrazione starebbe valutando diverse opzioni politiche e strategiche per gestire il nuovo scenario. In un’intervista televisiva, il presidente americano ha persino affermato di avere “qualcuno in mente” come possibile alternativa alla guida del Paese, senza, però, fornire ulteriori dettagli.

Nel frattempo, a Teheran migliaia di sostenitori del regime sono scesi in piazza con ritratti del nuovo leader, mentre in alcune zone della capitale si registrano proteste e slogan contro la successione dinastica.

La Nato intercetta missili e cresce il rischio di allargamento del conflitto

L’allarme sicurezza coinvolge ormai anche territori direttamente collegati alla Nato. L’Alleanza Atlantica ha confermato di aver intercettato un missile iraniano entrato nello spazio aereo della Turchia. I sistemi di difesa schierati nel Mediterraneo orientale sono entrati in azione abbattendo il vettore prima che potesse colpire il territorio turco.

Frammenti dell’ordigno sono caduti nei pressi della città di Gaziantep, nel sud-est della Turchia, spingendo Ankara a convocare l’ambasciatore iraniano per una protesta formale. Il governo turco ha ribadito che verranno adottate tutte le misure necessarie per proteggere lo spazio aereo nazionale da eventuali minacce.

Anche il Regno Unito è intervenuto militarmente nella regione. Il ministero della Difesa britannico ha confermato che caccia Typhoon della Royal Air Force hanno abbattuto droni iraniani diretti verso la Giordania e il Bahrein nell’ambito di operazioni difensive coordinate con gli alleati occidentali.

Il rischio economico globale e la crisi dello Stretto di Hormuz

La guerra sta avendo effetti immediati anche sull’economia mondiale. Lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta, risulta di fatto paralizzato con decine di navi bloccate nella zona. Secondo alcune stime, oltre 150 imbarcazioni – tra cui quasi cento petroliere – sono ferme in attesa di poter attraversare il passaggio marittimo.

Le tensioni hanno spinto il gigante del trasporto marittimo MSC a sospendere parte delle esportazioni provenienti dai porti del Golfo, dichiarando la “fine del viaggio” per alcune spedizioni già in corso. La decisione è stata presa alla luce dell’“eccezionale situazione di sicurezza” nell’area.

Nel frattempo i mercati energetici stanno reagendo con forti oscillazioni. Il prezzo del petrolio Brent è salito di oltre il 23% dopo i bombardamenti sui depositi petroliferi iraniani e le successive ritorsioni con droni contro infrastrutture energetiche nel Golfo.

Diplomazia in movimento mentre il conflitto resta aperto

Parallelamente alle operazioni militari si moltiplicano gli sforzi diplomatici per evitare un’escalation incontrollata. I vertici dell’Unione Europea hanno dichiarato di essere pronti a facilitare il ritorno ai negoziati con l’Iran, mentre il Libano avrebbe chiesto ufficialmente agli Stati Uniti di mediare colloqui di pace diretti con Israele.

Anche la Francia sta valutando nuove iniziative di sicurezza nella regione. Durante una visita a Cipro, il presidente Emmanuel Macron ha affermato che un eventuale attacco all’isola sarebbe considerato un attacco all’intera Europa, segnalando la crescente preoccupazione del continente per il possibile allargamento della guerra.

In questo contesto altamente instabile, il dialogo tra Mosca e Washington assume un valore strategico cruciale. Sebbene la telefonata tra Putin e Trump non abbia prodotto annunci concreti, il contatto diretto tra le due principali potenze globali viene interpretato dagli osservatori internazionali come un segnale della necessità di mantenere aperti canali diplomatici in una fase estremamente delicata degli equilibri geopolitici mondiali.