La tensione sul fianco orientale della Nato torna a salire mentre la guerra in Ucraina continua a produrre conseguenze sempre più vicine ai territori dell’Alleanza Atlantica. Nella notte tra il 14 e il 15 settembre due Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare italiana hanno abbattuto un drone entrato nello spazio aereo della Lituania, mentre poche ore dopo la Danimarca ha denunciato un nuovo episodio con protagonista una fregata russa, accusata di avere lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese. Intanto nuovi attacchi hanno colpito Kiev e Zaporizhzhia, proprio mentre Donald Trump sostiene che Russia e Ucraina abbiano raggiunto un’intesa per fermare i raid contro le infrastrutture energetiche. Un accordo che, però, appare tutt’altro che consolidato.
Due Eurofighter italiani abbattono il drone sopra la Lituania
L’allarme è scattato nella tarda serata di lunedì 14 settembre, quando un velivolo senza pilota ha violato lo spazio aereo lituano. Secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa italiano, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’Aeronautica Militare sono decollati in modalità scramble dalla base di Šiauliai, nell’ambito della missione Nato di difesa aerea del fianco orientale.
Gli equipaggi italiani hanno intercettato il drone e lo hanno neutralizzato seguendo le procedure operative previste dall’Alleanza. Il presidente lituano Gitanas Nauseda ha confermato l’operazione e ringraziato il personale alleato per quella che ha definito una risposta rapida alla violazione dello spazio aereo nazionale. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità lituane, i detriti sono stati successivamente recuperati e l’area interessata è stata messa in sicurezza.
La provenienza del velivolo resta da accertare
Uno degli aspetti più delicati riguarda l’origine del drone. Fonti Nato citate nelle prime ricostruzioni parlano di una sospetta provenienza russa, ma gli accertamenti sono ancora in corso e non è stata fornita una conferma definitiva sull’appartenenza del velivolo.
È quindi necessario distinguere la violazione dello spazio aereo, ormai confermata, dall’attribuzione della responsabilità. Nauseda ha comunque inserito l’episodio nel più ampio quadro dell’escalation della guerra, sottolineando come, mentre la Russia intensifica le operazioni contro l’Ucraina, la capacità di reazione della Nato sia diventata essenziale per la sicurezza dell’intera regione baltica.
Il drone abbattuto vicino a Kaunas
Secondo l’emittente pubblica lituana Lrt, sulla base delle indicazioni del Centro nazionale per la gestione delle crisi, il velivolo sarebbe entrato nello spazio aereo lituano provenendo dalla direzione della Bielorussia e sarebbe stato successivamente abbattuto nei pressi di Kaunas.
I resti sarebbero caduti in una zona rurale nei pressi del lago di Kaunas, nella parte centrale del Paese. L’episodio assume particolare rilevanza perché Lituania, Lettonia ed Estonia rappresentano uno dei settori più sensibili dell’intero dispositivo difensivo della Nato: i tre Stati baltici confinano direttamente con Russia o Bielorussia e, dall’inizio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, hanno rafforzato sensibilmente sorveglianza aerea, difesa antiaerea e presenza delle forze alleate.
Crosetto: “La presenza italiana sul Fianco Est è fondamentale”
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato direttamente il coinvolgimento italiano nell’intercettazione, ricordando che quello della notte scorsa rappresenta il secondo episodio nell’arco di un mese nel quale sono stati coinvolti i caccia italiani impegnati nella regione.
Per Crosetto, eventi di questo tipo dimostrano quanto la presenza militare italiana sul Fianco Est dell’Alleanza sia importante per garantire la sicurezza collettiva. Il ministro è impegnato proprio in queste ore in una missione nell’Europa orientale: dopo la tappa in Bulgaria, il programma prevede visite in Polonia, Lettonia e Lituania, dove sono previsti incontri istituzionali e visite ai contingenti italiani schierati nell’area.
Nei Baltici cresce l’allerta per le intrusioni dei droni
L’abbattimento avvenuto in Lituania non rappresenta un episodio completamente isolato. Il 19 maggio scorso un caccia della Nato aveva infatti abbattuto un drone ucraino sopra l’Estonia, nella prima intercettazione di questo tipo nello spazio aereo di uno Stato baltico da parte della missione di polizia aerea della Nato dall’inizio dell’invasione russa del 2022.
Soltanto il 13 settembre, inoltre, l’aeroporto di Vilnius era stato temporaneamente chiuso dopo segnalazioni relative a possibili droni sopra la capitale e nelle aree di Trakai ed Elektrėnai. In quell’occasione i caccia Nato erano stati nuovamente fatti decollare da Šiauliai. La successione degli allarmi mostra quanto il rischio di sconfinamenti, errori di rotta o incidenti militari sia diventato una delle principali preoccupazioni per i Paesi che si trovano lungo il confine orientale dell’Alleanza.
Una fregata russa lancia due razzi verso un elicottero danese
Poche ore dopo il caso lituano, un secondo episodio ha ulteriormente aumentato la tensione tra Mosca e la Nato. Le forze armate danesi hanno comunicato che una fregata russa ha lanciato due flares, razzi pirotecnici di segnalazione, in direzione di un elicottero Fennec dell’Aeronautica danese.
Il velivolo stava effettuando una normale attività di documentazione fotografica della nave russa, che si trovava in acque internazionali al largo di Gedser, all’estremità meridionale della Danimarca. Secondo il Comando della Difesa danese, uno dei due razzi è passato a breve distanza dall’elicottero. Non risultano danni al velivolo né conseguenze per il personale a bordo.
Copenaghen convoca l’ambasciatore russo
L’incidente ha provocato un’immediata reazione politica a Copenaghen. Il ministro della Difesa danese Jeppe Bruus ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore russo per discutere quanto accaduto.
I razzi di segnalazione vengono normalmente utilizzati in mare come strumenti pirotecnici per attirare l’attenzione o trasmettere un segnale. Il fatto che uno di essi sia passato vicino a un elicottero militare impegnato in una missione di routine ha tuttavia trasformato l’episodio in un nuovo elemento di frizione tra un Paese Nato e la Russia. La circostanza appare ancora più delicata perché si verifica mentre aumentano gli episodi di contatto ravvicinato tra mezzi militari russi e occidentali nelle aree settentrionali e orientali dell’Europa.
Nuovi raid su Kiev, colpite infrastrutture nella capitale
Parallelamente alla tensione nei cieli Nato, proseguono gli attacchi contro l’Ucraina. Nella notte e nelle prime ore del 15 settembre Kiev è stata nuovamente raggiunta da droni russi, con incendi e danni a infrastrutture civili.
Le informazioni sul bilancio sono state aggiornate progressivamente nel corso della mattinata. Le autorità ucraine hanno segnalato attacchi contro infrastrutture legate alla distribuzione del carburante e altre strutture della capitale. Secondo l’ultimo aggiornamento rilanciato da ANSA, gli attacchi avrebbero provocato otto feriti. Reuters, nelle prime ore della giornata, aveva riferito dell’impatto contro una stazione di servizio e contro strutture adibite a magazzino, segnalando un ferito grave. Il quadro resta quindi in evoluzione mentre proseguono verifiche e operazioni di soccorso.
Un morto a Zaporizhzhia e blackout dopo l’attacco russo
La nuova offensiva aerea ha interessato anche Zaporizhzhia, nell’Ucraina sud-orientale. Secondo le autorità regionali, un attacco con droni russi ha causato almeno una vittima e interruzioni nella fornitura di energia elettrica in alcune aree della città.
La nuova ondata di bombardamenti arriva in una fase particolarmente delicata perché infrastrutture energetiche, distributori, depositi di carburante e siti industriali sono diventati uno dei nodi centrali sia della guerra militare sia del confronto diplomatico. Negli ultimi mesi la Russia ha intensificato gli attacchi contro le infrastrutture energetiche ucraine, mentre Kiev ha condotto numerose operazioni con droni contro raffinerie, depositi e impianti petroliferi situati sul territorio russo.
Trump annuncia lo stop ai raid sulle infrastrutture energetiche
In questo scenario è intervenuto il presidente americano Donald Trump, annunciando che Ucraina e Russia avrebbero accettato di non colpire più reciprocamente le rispettive infrastrutture energetiche.
Trump aveva chiesto direttamente a Volodymyr Zelensky di fermare gli attacchi contro gli impianti russi di produzione e raffinazione del diesel, sostenendo che le difficoltà della produzione e dell’esportazione russa stanno contribuendo alla crescita dei prezzi internazionali del carburante. Successivamente il presidente americano ha dichiarato che Kiev avrebbe accettato di sospendere gli attacchi e che Mosca avrebbe dato una disponibilità analoga. Il quadro diplomatico, tuttavia, è apparso immediatamente più complesso rispetto alla formulazione utilizzata dalla Casa Bianca.
Zelensky frena: “Servono garanzie reali dalla Russia”
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non ha infatti confermato l’esistenza di un’intesa definitiva. Kiev ha spiegato di essere disponibile a misure di de-escalation, ma soltanto a condizione che anche la Russia rispetti realmente un’eventuale cessazione degli attacchi.
Zelensky ha chiesto garanzie concrete agli Stati Uniti e ai partner occidentali, sostenendo che l’Ucraina potrebbe interrompere i raid contro le infrastrutture russe se Mosca cessasse effettivamente gli attacchi contro il sistema elettrico, le infrastrutture critiche e le altre strutture civili ucraine. Il presidente ha comunque riconosciuto che un cessate il fuoco limitato alle infrastrutture potrebbe rappresentare un primo passo verso una riduzione più ampia delle ostilità.
L’accordo energetico resta in discussione e Putin sarebbe riluttante
Le indiscrezioni successive all’annuncio di Trump hanno ulteriormente ridimensionato l’ipotesi di una tregua già conclusa. Secondo quanto riportato dal Financial Times, i contatti per un possibile cessate il fuoco nel settore energetico sarebbero effettivamente ripresi, ma il presidente russo Vladimir Putin sarebbe riluttante a definire un’intesa prima dell’inverno.
Fonti vicine alla posizione russa hanno riferito che Mosca potrebbe considerare gli attacchi contro il sistema energetico ucraino uno strumento di pressione da utilizzare durante i mesi più freddi. Questo spiegherebbe perché l’annuncio americano non abbia finora trovato una conferma altrettanto netta da parte del Cremlino.
Il raid vicino alla Polonia aumenta il timore di un allargamento
La nuova escalation arriva soltanto due giorni dopo il raid russo nella regione ucraina della Volinia, vicino al confine con la Polonia. Un drone ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri diretto verso Varsavia e una stazione di servizio nell’area del valico di Yahodyn-Dorohusk, a pochi chilometri dal territorio polacco.
L’episodio ha provocato una dura reazione dei Paesi europei e della Nato. Il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, ha interpretato l’attacco come il segnale di una crescente pressione russa, mentre l’Alta rappresentante europea Kaja Kallas ha invitato gli Stati dell’Unione a non lasciarsi intimidire. La vicinanza geografica degli ultimi raid ai confini dell’Alleanza contribuisce ad accrescere il timore che un singolo errore di calcolo possa trasformarsi in una crisi molto più ampia.
L’Unione europea rinvia la decisione sulle sanzioni a Mosca
Sul piano politico, intanto, l’Unione europea non è riuscita a trovare immediatamente un’intesa sul rinnovo delle sanzioni individuali contro la Russia. Il Coreper ha deciso una proroga tecnica di sette giorni, fino alla mezzanotte del 22 settembre 2026, per consentire agli Stati membri di proseguire il confronto.
Le misure comprendono congelamento dei beni, divieti di viaggio e restrizioni finanziarie nei confronti di migliaia di persone ed entità collegate alla Russia. La proroga temporanea evidenzia ancora una volta la complessità del processo decisionale europeo, che per questo tipo di misure richiede l’unanimità dei Ventisette.
Meloni incontra António Costa mentre sale la tensione sul Fianco Est
La crisi tra Russia, Ucraina e Nato farà inevitabilmente da sfondo anche ai colloqui politici europei delle prossime ore. Giorgia Meloni incontra oggi, 15 settembre, a Roma il presidente del Consiglio europeo António Costa, nell’ambito del giro delle capitali europee avviato dal leader delle istituzioni comunitarie.
Costa è atteso nella stessa giornata anche a Vienna per un colloquio con il cancelliere austriaco Christian Stocker e a Parigi per l’incontro con Emmanuel Macron. Il tour serve a raccogliere le priorità dei governi europei in vista dei prossimi appuntamenti dell’Unione e arriva proprio mentre sicurezza, difesa comune, sostegno all’Ucraina e rapporto con Mosca tornano al centro dell’agenda continentale.