La guerra in Ucraina torna a lambire direttamente i confini dell’Unione europea e della Nato. Durante un massiccio attacco con droni contro il territorio ucraino, le forze russe hanno colpito obiettivi nella regione della Volinia, a pochi chilometri dalla frontiera con la Polonia. Tra i bersagli raggiunti ci sono una stazione di servizio nei pressi del valico di Yahodyn e la locomotiva di un treno passeggeri della compagnia ferroviaria nazionale ucraina Ukrzaliznytsia.
L’episodio ha provocato forte preoccupazione a Kiev per la vicinanza dell’attacco a un Paese membro dell’Alleanza Atlantica. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha denunciato quello che ha definito “il terrore di Putin” arrivato “direttamente alle porte dell’Ue e della Nato”, chiedendo una risposta internazionale più dura nei confronti di Mosca.
Colpita una locomotiva a due chilometri dalla Polonia
L’attacco più significativo ha riguardato una locomotiva di un treno passeggeri nella regione della Volinia, a circa due chilometri dal confine polacco. Secondo quanto riferito da Ukrzaliznytsia, l’allarme è stato lanciato in anticipo dai gruppi di monitoraggio e l’equipaggio del convoglio è stato avvertito della minaccia.
Grazie alle misure preventive adottate, nessun passeggero e nessun membro del personale ferroviario è rimasto ferito. La società ferroviaria ucraina ha spiegato che si è trattato del secondo giorno consecutivo di attacchi russi contro infrastrutture ferroviarie del Paese.
Il raid conferma la strategia russa di colpire anche infrastrutture logistiche considerate fondamentali per i collegamenti interni e per il sostegno alle attività militari ucraine. La vicinanza del bersaglio alla frontiera polacca aumenta però il valore simbolico e politico dell’operazione.
Incendio alla stazione di servizio di Yahodyn
Sempre nella zona di confine, una stazione di servizio a Yahodyn è stata colpita durante l’attacco con droni. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità ucraine, i detriti dei velivoli abbattuti hanno provocato un incendio che ha coinvolto l’impianto e alcuni camion parcheggiati nelle vicinanze del valico di frontiera.
A seguito del bombardamento, le operazioni doganali al confine sono state temporaneamente interrotte. La portavoce della dogana della Volinia, Valentyna Chernysh, ha comunicato che tutte le attività presso il passaggio di frontiera sono state sospese durante l’attacco aereo.
L’episodio ha attirato l’attenzione delle autorità europee perché il valico di Yahodyn rappresenta uno dei principali punti di collegamento tra Ucraina e Polonia, utilizzato per il transito di merci e aiuti destinati a Kiev.
Zelensky: “La Russia è una minaccia comune”
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sottolineato che gli attacchi vicino al confine polacco dimostrano come la Russia rappresenti “una minaccia comune” per l’intero spazio europeo. Secondo Kiev, i raid contro aree prossime ai confini Nato mostrano la necessità di rafforzare il sostegno militare e politico all’Ucraina.
Anche Sybiha ha invitato gli alleati occidentali ad adottare misure più severe contro Mosca, chiedendo nuove sanzioni e un’azione coordinata per aumentare il costo economico e strategico della guerra per il Cremlino.
La denuncia ucraina arriva in una fase delicata del conflitto, mentre sul piano diplomatico aumentano i segnali di possibili nuovi contatti internazionali per cercare una soluzione alla guerra.
Mosca apre alla possibilità di colloqui trilaterali in ottobre
Parallelamente agli attacchi sul campo, il Cremlino ha dichiarato di non escludere la possibilità di nuovi colloqui trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina nel mese di ottobre. L’annuncio è arrivato dal portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, secondo cui un incontro di questo tipo potrebbe essere organizzato nel prossimo futuro.
“Non escludiamo questa possibilità”, ha detto Peskov rispondendo alle domande dei giornalisti su un eventuale confronto tra le tre parti coinvolte nel conflitto. Il portavoce del Cremlino ha aggiunto che Mosca auspica un nuovo ciclo di negoziati e che l’obiettivo degli incontri sarebbe quello di esplorare nuove opzioni diplomatiche.
La prospettiva di un tavolo trilaterale arriva dopo mesi di guerra caratterizzati da una forte contrapposizione tra le posizioni di Mosca e Kiev, soprattutto sulla questione territoriale.
Modi e Xi offrono la mediazione, Putin accoglie la proposta
Secondo il Cremlino, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping avrebbero offerto la loro disponibilità a contribuire alla ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto. La proposta sarebbe stata avanzata durante i colloqui bilaterali avvenuti a margine del vertice dei Paesi Brics a New Delhi.
Peskov ha riferito che Putin avrebbe accolto positivamente l’offerta di collaborazione dei due leader, definendo utile il loro possibile contributo al percorso negoziale. La Russia punta da tempo a coinvolgere Paesi non occidentali nei processi diplomatici legati alla guerra.
Anche gli Emirati Arabi Uniti si sarebbero dichiarati disponibili a ospitare eventuali negoziati di pace. Secondo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, Abu Dhabi rappresenterebbe una sede considerata accettabile da Mosca per un possibile confronto.
Kushner: “Accordo possibile se Kiev accetta le richieste territoriali russe”
Sul fronte diplomatico è intervenuto anche Jared Kushner, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo cui Washington avrebbe già predisposto una parte significativa di un possibile accordo per porre fine alla guerra.
Kushner ha sostenuto che il principale ostacolo resterebbe la posizione dell’Ucraina sulla questione territoriale. Secondo quanto riportato dai media ucraini, l’inviato americano avrebbe affermato che un’intesa sarebbe più vicina se Kiev accettasse le richieste avanzate dal presidente russo Vladimir Putin.
La questione dei territori occupati resta tuttavia uno dei punti più controversi del negoziato: l’Ucraina ha più volte ribadito di non voler riconoscere modifiche ai propri confini ottenute con la forza.
Ritrovato drone russo precipitato in Romania
La tensione resta alta anche nei Paesi confinanti. In Romania è stato ritrovato un drone precipitato in un campo di mais nella zona di Botoșenița Mare, nella contea di Suceava. Secondo il ministero della Difesa nazionale romeno, il velivolo ha provocato un piccolo incendio al momento dell’impatto e lasciato un cratere di circa un metro di diametro.
Il ritrovamento è avvenuto in un’area vicina al confine orientale dell’Unione europea, alimentando nuovamente l’attenzione sui rischi di sconfinamenti legati agli attacchi con droni condotti durante la guerra in Ucraina.