Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha accusato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente finlandese Alexander Stubb di sostenere un cessate il fuoco immediato in Ucraina con l’obiettivo di consentire a Kiev di guadagnare tempo. Le dichiarazioni sono state rilasciate in un’intervista con l’analista americano Andrew Napolitano, trasmessa nel programma televisivo russo Il grande gioco e ripresa dal ministero degli Esteri di Mosca.
La posizione del capo della diplomazia russa arriva in una fase di rinnovata attività diplomatica, dopo le missioni degli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kiev e la telefonata dell’8 settembre tra Donald Trump e Vladimir Putin. Nonostante i contatti, il conflitto continua e le parti restano distanti sulle condizioni di una possibile intesa.
«Dietro il cessate il fuoco il desiderio di guadagnare tempo»
«Alcune persone, compresi il presidente della Finlandia e il primo ministro dell’Italia, stanno cominciando ora a parlare della necessità di un cessate il fuoco immediato», ha dichiarato Lavrov. Secondo il ministro, tuttavia, anche questa richiesta «nasconde un desiderio di guadagnare tempo».
Lavrov ha collegato la propria accusa alle richieste di armamenti avanzate dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sostenendo che Kiev intenda sfruttare un’eventuale sospensione delle ostilità per rafforzare le proprie capacità militari. «Tutti capiscono questo perfettamente. Volodymyr Zelensky non lo nasconde nemmeno», ha aggiunto, richiamando la necessità ucraina di ricevere missili per i sistemi Patriot e ulteriori difese aeree.
Si tratta della lettura politica del governo russo, non di un’intenzione dimostrata dei due leader europei. La richiesta di un cessate il fuoco e il sostegno militare a Kiev sono due elementi distinti della posizione occidentale: il primo riguarda l’interruzione delle ostilità, il secondo la capacità dell’Ucraina di difendersi mentre la guerra prosegue.
Le accuse russe al governo ucraino
Nel corso dell’intervista, Lavrov ha ampliato la critica ai leader europei che chiedono una tregua, sostenendo che molti di loro non intendano riconoscere il controllo russo sui territori occupati e vogliano preservare l’attuale governo di Kiev. Il ministro ha inoltre rivolto accuse di «nazismo», «russofobia aggressiva» e violazioni dei diritti umani alle autorità ucraine.
Queste espressioni fanno parte della retorica politica di Mosca e non possono essere considerate una descrizione accertata del governo ucraino. Il nodo territoriale resta uno dei principali ostacoli diplomatici: la Russia rivendica il controllo di aree ucraine occupate, mentre Kiev respinge la richiesta di rinunciare alla propria sovranità su quei territori.
Il Cremlino: «Speriamo nella ripresa dei negoziati trilaterali»
Parallelamente alle dichiarazioni di Lavrov, il Cremlino ha confermato la volontà di riaprire il confronto con Stati Uniti e Ucraina. Il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha affermato il 9 settembre che Mosca auspica la ripresa dei negoziati trilaterali in un prossimo futuro, pur precisando che non esiste ancora una tabella di marcia formalizzata per la risoluzione del conflitto.
«Non discuteremo alcun punto in pubblico, soprattutto perché al momento non esistono, per così dire, tabelle di marcia formalizzate e coerenti», ha dichiarato Peskov, secondo quanto riportato da Interfax. Il portavoce ha aggiunto che esiste un’iniziativa comune e una volontà politica confermata di tornare al tavolo, ribadendo che la Russia continua a mantenere contatti con gli interlocutori americani.
Rubio e la possibile tabella di marcia nelle prossime settimane
Le parole di Peskov rispondono alle dichiarazioni del segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che ha prospettato la possibilità di elaborare nelle prossime settimane una tabella di marcia per riavviare i negoziati e individuare una soluzione accettabile per entrambe le parti.
Rubio ha descritto come sostanziali i colloqui condotti dagli emissari americani, senza tuttavia presentarli come una svolta. Le differenze sulle concessioni restano profonde e non è stata annunciata una data ufficiale per un nuovo incontro trilaterale. L’ultima tornata di negoziati mediati dagli Stati Uniti risale a febbraio, a Ginevra, e non aveva prodotto un accordo sul nodo territoriale.
La telefonata Trump-Putin dopo le missioni a Mosca e Kiev
La ripresa dell’iniziativa diplomatica è stata al centro anche della conversazione telefonica dell’8 settembre tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin. Secondo il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, il colloquio, durato circa un’ora, ha riguardato le modalità per porre fine alla guerra e le prospettive di un rilancio delle relazioni tra Washington e Mosca.
Il Cremlino ha riferito che Putin ha assicurato di non avere piani aggressivi nei confronti dell’Europa, respingendo le accuse occidentali sulle attività russe come pretesti per aumentare il sostegno militare a Kiev e le spese per la difesa. Trump, secondo la ricostruzione russa, avrebbe ribadito l’interesse a una rapida conclusione del conflitto e alla ripresa dei rapporti economici e commerciali bilaterali. Le dichiarazioni di Mosca non eliminano tuttavia le preoccupazioni europee per la sicurezza né le divergenze sulle condizioni della pace.
Zelensky: «Pronti a compromessi, ma non può cedere sempre l’Ucraina»
Da Kiev, Zelensky ha espresso disponibilità a discutere soluzioni negoziali, insistendo però sulla necessità di concessioni reciproche. In un’intervista concessa a diversi media internazionali, tra cui La Stampa, il presidente ucraino ha ringraziato gli Stati Uniti per aver contribuito a sbloccare il dialogo con Mosca, precisando che il percorso dovrà condurre a risultati giusti e duraturi.
«Noi siamo pronti al compromesso, ma devono fare passi avanti entrambe le parti. Non può essere sempre l’Ucraina a cedere: abbiamo già fatto molti compromessi», ha affermato Zelensky. Il leader ucraino ha inoltre sottolineato che l’Europa deve partecipare ai negoziati, poiché la questione riguarda la sicurezza dell’Ucraina e dell’intero continente, non soltanto la fornitura di denaro e armamenti.
L’incontro con Trump e il ruolo dell’Europa
Zelensky ha indicato la possibilità di incontrare Trump intorno al 20 settembre, con l’intenzione di affrontare anche il tema delle difese antimissile. Il presidente ucraino ha spiegato che Kiev e Washington stanno lavorando internamente alle proposte prima di renderne pubblici i dettagli e che il confronto potrebbe evolvere verso un formato trilaterale.
Tra le questioni diplomatiche ancora aperte figurano le garanzie di sicurezza, il futuro dei territori occupati, la protezione delle infrastrutture civili e le condizioni per rendere stabile un’eventuale cessazione delle ostilità. Le dichiarazioni delle parti indicano una disponibilità a proseguire il dialogo, ma non equivalgono a un accordo imminente.
La tregua è terminata, riprendono gli attacchi su Kiev
Sul terreno, la situazione resta segnata dai bombardamenti. Dopo la sospensione temporanea degli attacchi su Kiev annunciata da Mosca in coincidenza con la missione degli inviati americani, le operazioni sono riprese. Nella notte tra l’8 e il 9 settembre, le forze russe hanno colpito la capitale ucraina e la regione circostante.
Secondo il Servizio statale di emergenza dell’Ucraina, gli attacchi hanno provocato incendi e danneggiato un impianto di trasformazione alimentare a Bila Tserkva. A Kiev sono stati colpiti anche un edificio non residenziale, un garage e alcuni camion. Le autorità hanno avviato gli interventi di soccorso e la verifica dei danni.
Attacco al valico con la Moldavia: due morti e tre feriti
Un altro raid russo ha colpito il valico stradale internazionale di Starokozache, al confine tra Ucraina e Moldavia, nella regione di Odessa. Il governatore Oleh Kiper ha riferito che due civili sono morti e tre sono rimasti feriti, mentre le guardie di frontiera ucraine hanno annunciato la sospensione delle operazioni al posto di controllo.
L’attacco ha danneggiato edifici, autobus, camion e automobili. Sedici persone sono state allontanate in autobus dalla zona del valico, secondo le autorità regionali. Il punto di frontiera si trova a circa 70 chilometri da Odessa e rappresenta uno dei collegamenti stradali tra i due Paesi.
La serie di raid contro le infrastrutture di frontiera
L’attacco a Starokozache si inserisce in una serie di operazioni che hanno interessato i collegamenti dell’Ucraina meridionale con i Paesi confinanti. Il 1° settembre era stato colpito il valico di Orlivka, al confine con la Romania, costringendo le autorità a sospendere temporaneamente il passaggio.
In precedenza, il 25 agosto, un raid aveva interessato il punto di frontiera di Vinohradivka-Vulcanesti, mentre nella notte del 20 agosto era stato colpito il valico di Tabaki, entrambi lungo il confine con la Moldavia. La ripetizione degli attacchi aumenta la pressione sulle infrastrutture di trasporto e sui collegamenti utilizzati dalla popolazione civile.
Novorossiysk, Mosca denuncia quattro vittime nell’attacco ucraino
Anche la Russia ha denunciato vittime civili in seguito a un attacco di droni ucraini. Il governatore della regione di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, ha riferito che quattro persone, tra cui un bambino, sono morte a Novorossiysk e che altri 29 residenti sono rimasti feriti, tre dei quali in gravi condizioni.
Secondo il responsabile regionale, sono stati danneggiati una chiesa ortodossa, un asilo nido, tre edifici privati e cinque palazzi residenziali. Il ministero della Difesa russo ha inoltre dichiarato di aver abbattuto 596 droni ucraini durante la notte. I dati sulle intercettazioni e sulle conseguenze degli attacchi sono quelli comunicati dalle autorità russe e non risultano verificati in modo indipendente.
Patriot, Kiev chiede missili per affrontare l’inverno
La necessità di rafforzare la difesa aerea è uno dei punti centrali della posizione ucraina. Zelensky ha spiegato che, durante una recente ondata di attacchi, le difese hanno intercettato circa il 90% di 180 obiettivi, tra cui alcuni missili balistici e più di tre dozzine di missili da crociera. Il presidente ha definito il risultato positivo, ma insufficiente a garantire la protezione delle città.
Kiev teme in particolare l’intensificarsi dei bombardamenti contro le infrastrutture energetiche durante l’inverno. Per questo chiede ai partner occidentali nuovi intercettori Patriot, sistemi di difesa aerea e finanziamenti, oltre al sostegno statunitense al programma Freyja.
L’Ucraina punta a mille missili Patriot con il prestito europeo
Durante una riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina, il ministro della Difesa ucraino Yevgeny Khmara ha annunciato la firma di contratti per l’acquisto di circa 1.000 missili Patriot attraverso un prestito dell’Unione europea. Le consegne, tuttavia, avverranno in gran parte nei prossimi anni e non potranno quindi soddisfare interamente le esigenze immediate.
Khmara ha chiesto ai Paesi alleati di trasferire missili dalle proprie scorte in cambio di future forniture migliorate. Secondo il ministro, Kiev necessita nell’immediato di 300 intercettori Patriot, 500 missili aria-aria, sistemi di difesa portatili e finanziamenti per 2 miliardi di dollari destinati ai droni. Ha inoltre indicato un deficit di 27 miliardi di dollari nel bilancio della difesa.
Londra stanzia 100 milioni di sterline per la difesa aerea
Il Regno Unito ha annunciato un nuovo stanziamento di 100 milioni di sterline, pari a circa 116 milioni di euro, per potenziare le capacità di difesa aerea dell’Ucraina durante l’inverno. Il pacchetto comprende intercettori, munizioni di artiglieria di grosso calibro e droni, nell’ambito del contributo britannico ai programmi di sostegno coordinati dalla Nato.
Londra ha inoltre ribadito l’impegno a fornire oltre 120.000 droni all’Ucraina nel corso dell’anno. Secondo i dati comunicati dal ministero della Difesa britannico, finora ne sono stati consegnati 25.000, con un’accelerazione delle forniture prevista in vista dei mesi invernali.
Berlino invia intercettori dalle scorte della Bundeswehr
Anche la Germania ha annunciato ulteriori forniture di missili intercettori per i sistemi Patriot. Il ministro della Difesa Boris Pistorius ha spiegato di aver deciso di prelevare dalle scorte della Bundeswehr missili PAC-2 di cui l’Ucraina ha urgente bisogno.
Pistorius ha invitato gli altri Paesi sostenitori di Kiev a valutare trasferimenti analoghi dai propri arsenali. La richiesta riflette il problema dei tempi di produzione: l’acquisto di nuovi missili richiede mesi o anni, mentre le esigenze operative ucraine sono immediate.
Il sostegno europeo e il nodo degli acquisti di armamenti
I Paesi dell’Unione europea hanno approvato una deroga che consente all’Ucraina di utilizzare i finanziamenti del prestito europeo da 90 miliardi di euro per acquistare componenti e missili intercettori destinati ai sistemi Patriot, anche di fabbricazione statunitense. La misura supera, per queste forniture, i vincoli che privilegiano l’acquisto di prodotti dell’industria europea della difesa.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno presentato l’intesa come uno strumento per rafforzare la protezione dello spazio aereo ucraino. Il prossimo esborso annunciato, pari a circa 3,5 miliardi di dollari, è destinato a sostenere anche l’acquisto di capacità difensive essenziali.
Budapest espelle dieci diplomatici russi, Mosca promette una risposta
La tensione tra Russia ed Europa si estende anche al piano diplomatico. L’Ungheria ha disposto l’espulsione di dieci diplomatici russi, accusati di attività incompatibili con il loro status. Mosca ha annunciato una risposta, definita in precedenza «dura e dolorosa», mentre il Cremlino ha dichiarato di voler comunque mantenere aperti i rapporti bilaterali.
L’episodio si aggiunge alle crescenti preoccupazioni europee per le attività ibride attribuite alla Russia, comprese operazioni di sabotaggio e interferenze. Mosca respinge tali accuse e sostiene che vengano utilizzate per giustificare l’aumento delle spese militari occidentali.