Usa e Iran verso l’intesa, raid israeliano su Beirut complica la svolta diplomatica

Written on 06/14/2026
Chiara Sutermeister

Usa e Iran verso l’intesa su nucleare e Hormuz. Trump spinge per la firma, mentre i raid israeliani in Libano riaccendono la tensione.

Stati Uniti e Iran sono ormai vicini a un accordo destinato a ridisegnare gli equilibri del Medio Oriente, ma il percorso diplomatico resta esposto alle tensioni militari ancora aperte nella regione. Donald Trump ha annunciato che Teheran avrebbe accettato di non dotarsi mai di un’arma nucleare e che lo Stretto di Hormuz sarà riaperto a breve, due punti centrali di un’intesa che potrebbe segnare una svolta dopo giorni di guerra e minacce incrociate. Proprio mentre il negoziato entra nella sua fase decisiva, però, Israele ha colpito obiettivi di Hezbollah nella periferia sud di Beirut, provocando la dura reazione dell’Iran e mettendo alla prova la tenuta politica dell’accordo.

Trump annuncia la svolta sul nucleare iraniano

Il presidente americano ha presentato l’intesa come ormai vicina alla finalizzazione, sostenendo che la Repubblica Islamica dell’Iran avrebbe accettato il principio fondamentale richiesto da Washington: non produrre, non acquisire e non possedere mai un’arma nucleare. Si tratta del cuore politico del memorandum in discussione, perché proprio il programma nucleare iraniano è da anni al centro dello scontro tra Teheran, Stati Uniti, Israele e alleati regionali. Secondo quanto emerso dalla bozza di accordo, i dettagli tecnici sulla gestione dell’uranio arricchito già presente in Iran dovrebbero essere affrontati in una fase successiva di 60 giorni, dopo la firma dell’intesa preliminare.

Hormuz e sanzioni, i punti economici dell’accordo

L’accordo non riguarda soltanto il nucleare, ma anche uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta: lo Stretto di Hormuz. Trump ha affermato che la riapertura sarà imminente, mentre nella bozza del memorandum sarebbe prevista la ripresa del traffico commerciale senza blocchi e senza nuove restrizioni. In cambio, gli Stati Uniti sarebbero pronti a sospendere temporaneamente alcune sanzioni sul petrolio iraniano e a consentire lo scongelamento di 25 miliardi di dollari in beni di Teheran bloccati all’estero. Per l’Iran, questo passaggio rappresenterebbe un risultato economico e politico rilevante; per Washington, invece, sarebbe la leva per ottenere lo stop al programma nucleare militare e stabilizzare una regione arrivata sull’orlo di un conflitto più ampio.

La firma resta il nodo decisivo

La firma dell’accordo era stata indicata da Trump come possibile già domenica, con una procedura a distanza dopo il rinvio della cerimonia prevista a Ginevra. Anche il premier pakistano aveva tracciato un percorso rapido, parlando di intesa entro 24 ore e successivi colloqui tecnici nella settimana seguente. Teheran, tuttavia, ha frenato sui tempi, spiegando attraverso fonti vicine al team negoziale che la decisione finale è ancora in fase di valutazione politica, giuridica e tecnica. L’accordo, dunque, appare costruito nei suoi punti essenziali, ma deve ancora superare l’ultimo passaggio formale e ottenere il via libera definitivo delle istituzioni iraniane.

Qatar e Pakistan al centro della mediazione

La presenza di una delegazione del Qatar a Teheran conferma che la trattativa è entrata nella fase più delicata. Doha, insieme al Pakistan, sta svolgendo un ruolo di mediazione tra Iran e Stati Uniti per arrivare a una chiusura stabile del memorandum. Secondo i media iraniani, la visita ha l’obiettivo di esaminare gli ultimi sviluppi del processo diplomatico e favorire la conclusione dell’intesa. La mediazione regionale è considerata decisiva perché l’accordo non riguarda soltanto Washington e Teheran, ma anche la sicurezza del Golfo, il traffico energetico, il Libano, Gaza e il ruolo delle milizie alleate dell’Iran nell’area.

Il raid su Beirut rischia di pesare sulla trattativa

Nel pieno della corsa alla firma, Israele ha annunciato di aver colpito obiettivi di Hezbollah nella periferia meridionale di Beirut, una delle aree più sensibili per l’Iran e per il movimento sciita libanese. Il premier Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno rivendicato l’operazione come risposta ad attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano, mentre l’Idf ha parlato di raid mirati contro infrastrutture controllate dal gruppo. Secondo i media libanesi, l’attacco ha colpito un appartamento a Ghobeiri, nella zona di Dahiyeh, causando almeno tre morti e 15 feriti, oltre a danni significativi agli edifici e ai negozi circostanti.

Trump prende le distanze da Israele

La reazione americana al raid è stata netta. Trump ha scritto su Truth che l’attacco a Beirut “non avrebbe dovuto verificarsi”, soprattutto in un giorno considerato così importante per la possibile chiusura dell’accordo con l’Iran. Pur riconoscendo a Israele il diritto di difendersi, il presidente americano ha definito l’episodio a cui l’Idf avrebbe reagito di entità limitata e senza vittime, invitando tutte le parti a fare un passo indietro. Il messaggio politico è chiaro: Washington non vuole che una nuova escalation in Libano faccia saltare un’intesa ormai vicina e potenzialmente decisiva per la stabilità regionale.

La dura risposta di Teheran

L’Iran ha reagito accusando gli Stati Uniti di non garantire fino in fondo il rispetto degli impegni. Mohammad Bagher Ghalibaf, capo negoziatore e presidente del Parlamento iraniano, ha sostenuto che l’attacco israeliano ai sobborghi meridionali di Beirut dimostrerebbe il via libera dato da Washington a Israele. Secondo Ghalibaf, se gli Stati Uniti non hanno la volontà o la capacità di far rispettare gli impegni, diventa difficile proseguire lungo il percorso negoziale. Anche il comando militare iraniano Khatam al-Anbiya ha minacciato una risposta, affermando che l’attacco contro Hezbollah “non resterà impunito”.

Altri raid in Libano e Gaza nel giorno dell’intesa

Mentre l’accordo Usa-Iran resta al centro della scena diplomatica, il fronte militare continua ad allargarsi. Nel distretto di Sidone, in Libano, almeno cinque persone, tra cui tre donne, sarebbero rimaste uccise in attacchi attribuiti alle forze israeliane tra Msayleh e Kaouthariyet el-Sayyad. Altri raid e colpi di artiglieria sono stati segnalati nell’area di Nabatieh e nel sud del Paese. Intanto, nella Striscia di Gaza, l’agenzia palestinese Wafa ha riferito di quattro morti e diversi feriti in un attacco israeliano vicino all’ospedale Yemen Al-Saeed, nel campo profughi di Jabalia. La diplomazia prova dunque a chiudere un accordo storico, ma lo scenario sul terreno resta segnato da violenze e rappresaglie.

Un accordo che può cambiare gli equilibri regionali

L’intesa tra Stati Uniti e Iran, se formalizzata, potrebbe aprire una fase nuova per l’intero Medio Oriente. Il congelamento del programma nucleare militare iraniano, la riapertura dello Stretto di Hormuz, la sospensione delle sanzioni petrolifere e lo sblocco degli asset di Teheran rappresentano elementi capaci di incidere non solo sui rapporti tra Washington e Teheran, ma anche sugli equilibri con Israele, i Paesi del Golfo e le milizie filo-iraniane. La sfida, ora, è trasformare l’accordo politico in un impegno vincolante, evitando che i raid in Libano, le tensioni con Hezbollah e il conflitto a Gaza facciano deragliare una trattativa arrivata al suo passaggio più importante.