La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riferito a Montecitorio in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, delineando la posizione italiana sui principali dossier internazionali ed economici che saranno al centro del vertice. Nel suo intervento, la premier ha affrontato la guerra in Ucraina, la crisi in Medio Oriente, il ruolo dell’Unione europea nei negoziati di pace, le spese per la difesa, il bilancio comunitario, l’energia, la sicurezza dei confini e le nuove emergenze sanitarie. Un discorso ampio, inserito nel quadro della bozza di risoluzione della maggioranza, che conferma il sostegno a Kiev, il coordinamento con Stati Uniti, Nato e partner del G7 e la volontà di un’Europa più incisiva nelle grandi crisi internazionali.
Ucraina, sostegno a Kiev e pressione su Mosca
Sul conflitto tra Russia e Ucraina, Meloni ha ribadito che la linea del governo italiano “non cambia”. La premier ha ricordato che, a oltre quattro anni dall’avvio dell’aggressione russa, Mosca non è riuscita a trasformare l’offensiva in una vittoria, anche grazie alla resistenza del popolo ucraino e al sostegno ricevuto dagli alleati occidentali, compresa l’Italia. Secondo Meloni, il fronte resta sostanzialmente fermo e dal primo gennaio 2026 la Russia non sarebbe riuscita ad aumentare la percentuale di territorio ucraino sotto il proprio controllo. Da qui, ha spiegato, deriverebbe la frustrazione di Mosca, tradotta in nuovi attacchi contro la popolazione civile, ultimatum a Kiev e violazioni dello spazio aereo dell’Unione europea e della Nato, episodi che l’Italia ha condannato con fermezza.
Sanzioni e negoziato, la linea italiana
La presidente del Consiglio ha confermato il pieno sostegno dell’Italia alla difesa ucraina, alla resilienza del sistema energetico, alla sicurezza degli impianti nucleari e ai progetti di ricostruzione. Per Meloni, mantenere alta la pressione su Mosca resta “l’unico modo concreto” per creare le condizioni di una seria stagione negoziale. In questo quadro si inserisce il sostegno italiano al ventesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia, considerato necessario finché Mosca continuerà a rifiutare il cessate il fuoco e l’avvio di trattative reali. La premier ha però aggiunto che la fermezza non deve trasformarsi in “cecità diplomatica” o in autoesclusione dell’Europa dal futuro tavolo negoziale.
Europa e Stati Uniti, coordinamento senza delega
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato il ruolo dell’Unione europea nella costruzione della pace. Meloni ha sottolineato la necessità di preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, ma ha chiarito che “coordinamento non significa delega”. In qualsiasi scenario di pace tra Ucraina e Russia, ha spiegato la premier, molte condizioni dipenderanno direttamente dall’Europa, riguarderanno l’Europa e avranno conseguenze sull’Europa. Per questo, secondo Meloni, sarà l’Unione europea a doverle negoziare, evitando di subire decisioni prese altrove o di procedere con formati variabili privi di una piena legittimazione comune.
Una figura autorevole per rappresentare l’Ue
Meloni ha rilanciato la proposta di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri, incaricata di portare il punto di vista europeo al tavolo negoziale. Secondo la premier, il problema non è stabilire chi partecipi a questo o a quel formato diplomatico, ma evitare frammentazione, confusione e debolezza. Nessun formato attuale, ha osservato, ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa. Da qui la richiesta di una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di interazione con Mosca, senza rinunciare alla difesa del diritto internazionale, ma mantenendo aperti i canali utili al raggiungimento degli obiettivi politici e diplomatici.
Meno riunioni ridondanti e più risposte concrete
Nel passaggio dedicato al funzionamento dell’Unione europea, Meloni ha chiesto procedure più snelle e un approccio più orientato ai risultati. La premier ha criticato la sovrapposizione di formati e riunioni, sostenendo che l’Europa potrebbe offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi se riducesse gli appuntamenti ridondanti e aumentasse il confronto sulle risposte concrete. Lo stesso principio, ha spiegato, vale anche per il percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione europea, che l’Italia considera importante per la sicurezza e la stabilità continentale, ma che dovrà proseguire nel rispetto del merito e della parità di trattamento con gli altri Paesi candidati, inclusi Moldova e Balcani occidentali.
Medio Oriente, l’Italia non vuole entrare nel conflitto
Ampio spazio è stato dedicato anche alla crisi in Medio Oriente, definita dalla presidente del Consiglio una fonte di forte preoccupazione sul piano umanitario, della sicurezza regionale e della stabilità economica globale. Meloni ha ribadito che l’Italia “non è parte del conflitto e non intende diventarlo”, ma ha precisato che questo non significa restare fermi di fronte alle conseguenze della crisi. L’obiettivo indicato dal governo è evitare un ulteriore allargamento del conflitto, proteggere cittadini italiani, imprese, militari presenti nell’area, approvvigionamenti energetici e rotte commerciali, continuando a muoversi in coordinamento con i principali partner europei e atlantici.
Hormuz e libertà di navigazione
Sul possibile impatto della crisi nello Stretto di Hormuz, Meloni ha usato toni netti. La premier ha definito inaccettabile qualsiasi tentativo di modificare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso uno snodo marittimo fondamentale. La libertà di navigazione, ha osservato, è un bene comune mondiale e non può essere piegata a logiche di ricatto. Secondo Meloni, ciò che accade a Hormuz non riguarda soltanto Hormuz, perché aprirebbe la strada a un mondo in cui le grandi rotte marittime diventano strumenti di pressione politica o coercizione militare. Per questo, ha aggiunto, è necessaria una risposta ferma, coordinata e responsabile della comunità internazionale.
Libano, Unifil e sicurezza dei civili
La presidente del Consiglio ha poi richiamato la situazione in Libano, Paese al quale l’Italia è legata da un impegno storico per la pace e la stabilità. Meloni ha ringraziato i militari italiani impegnati nella missione Unifil e ha ribadito che ogni attacco contro il personale, le basi o la libertà di movimento della missione delle Nazioni Unite è inaccettabile. Chi colpisce o minaccia Unifil, ha affermato, colpisce non solo una missione internazionale, ma anche uno dei pochi presidi che hanno contribuito a evitare un conflitto ancora più ampio. La premier ha inoltre chiesto che le azioni israeliane contro Hezbollah garantiscano la massima tutela della popolazione civile, indicando come passaggi essenziali il disarmo di Hezbollah e il ritiro di Israele dal Sud del Libano.
Israele, coloni violenti e sanzioni a Ben Gvir
Nel capitolo dedicato a Israele e alla prospettiva dei due Stati, Meloni ha affermato che l’Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che fomentano odio ed estremismo, inclusi i coloni violenti. La premier ha poi fatto riferimento diretto al ministro israeliano Itamar Ben Gvir, chiedendo sanzioni per il comportamento definito inaccettabile nei confronti di cittadini italiani nel caso Flotilla. Meloni ha respinto anche le dichiarazioni rivolte da Ben Gvir all’Italia, giudicandole “inaccettabili per l’Italia” e “poco dignitose per Israele”. Il passaggio segna una presa di posizione netta del governo italiano su uno dei dossier diplomatici più delicati degli ultimi giorni.
Nato, difesa al 2,8% del Pil
Altro tema centrale è stato quello della difesa. Meloni ha annunciato che l’Italia si presenterà al vertice Nato con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza, un dato che supera l’obiettivo del 2% fissato dall’Alleanza atlantica. L’aumento, pari allo 0,71%, sarebbe garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul territorio nazionale. La premier ha rivendicato la disponibilità dell’Italia ad assumersi le proprie responsabilità, ma ha sottolineato che la difesa non può essere separata dalla protezione di famiglie e imprese dagli effetti della crisi in atto. “Senza sicurezza l’energia finirebbe per costare sempre di più, senza energia non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi”, ha spiegato Meloni.
Energia, flessibilità e imprese
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha collegato sicurezza, energia e competitività economica. Meloni ha rivendicato il risultato ottenuto sul fronte della flessibilità europea, con la possibilità di attivare su base volontaria la National Escape Clause, che consentirà all’Italia di investire 14 miliardi di euro nei prossimi tre anni per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia su famiglie vulnerabili, imprese energivore e cittadini. Secondo la premier, si tratta di un risultato importante, raggiunto dimostrando la capacità dell’Italia di far valere in Europa i propri interessi e di proporre soluzioni considerate efficaci e pragmatiche.
Bilancio Ue e Stato di diritto
Sui dossier economici europei, Meloni ha affrontato il tema del nuovo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, sottolineando che nel negoziato sono stati compiuti progressi, ma che la strada resta lunga prima di arrivare a un compromesso maturo e soddisfacente. La premier ha escluso la volontà di vincolare l’Italia a tempi artificiali di negoziato, assicurando che il governo si assumerà la responsabilità dell’accordo solo quando riterrà raggiunto il miglior compromesso possibile per l’interesse nazionale. Meloni è intervenuta anche sulla condizionalità legata allo Stato di diritto, sostenendo che l’erogazione dei fondi non possa essere bloccata senza contraddittorio sulla base di documenti informali.
Ebola, confini e nuove emergenze
Nel passaggio conclusivo sui temi della sicurezza, Meloni ha ampliato il concetto di controllo dei confini oltre la sola dimensione migratoria. La premier ha citato il contrasto al traffico di droga e la situazione epidemiologica nell’Africa centrale, legata al recente focolaio di Ebola registrato nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Nei giorni scorsi, ha ricordato, il governo italiano ha chiesto ai vertici europei un rafforzamento del coordinamento delle attività di vigilanza alle frontiere, anche attraverso regole comuni per la gestione degli arrivi diretti e indiretti di persone potenzialmente esposte al virus. L’obiettivo, ha spiegato, è arrivare al Consiglio europeo con decisioni concrete e coordinate per la protezione dei cittadini europei.
Il messaggio politico al Parlamento
Meloni ha chiuso il suo intervento rivendicando una linea fondata su realismo, determinazione e difesa dell’interesse nazionale dentro una cornice europea. La premier ha sostenuto che l’Italia non intende limitarsi a inseguire il corso degli eventi, ma vuole contribuire a determinarlo. In vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, il governo chiede quindi al Parlamento sostegno su una strategia che tiene insieme solidarietà all’Ucraina, fermezza verso Mosca, prudenza sul Medio Oriente, rafforzamento della sicurezza, tutela delle imprese e delle famiglie, competitività economica e maggiore incisività dell’Unione europea nelle crisi internazionali.