Louis Dassilva assolto per l’omicidio di Pierina Paganelli: liberato nella notte dopo il verdetto

Written on 06/10/2026
Chiara Sutermeister

Louis Dassilva assolto per l’omicidio di Pierina Paganelli: liberato dopo la sentenza della Corte d’Assise di Rimini arrivata nella notte.

Louis Dassilva è stato assolto dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli ed è stato immediatamente liberato. La sentenza è arrivata nel cuore della notte, dopo oltre sedici ore di camera di consiglio della Corte d’Assise di Rimini, davanti a un’aula gremita che aveva atteso fino alle prime ore del mattino la lettura del dispositivo. Il 36enne, unico imputato per l’omicidio della pensionata riminese, era detenuto dal luglio 2024 e rischiava la condanna all’ergastolo, chiesta dalla Procura. La decisione della Corte ha chiuso il processo di primo grado con un’assoluzione per non aver commesso il fatto, lasciando per ora senza un colpevole giudiziario uno dei casi di cronaca più seguiti degli ultimi anni.

L’applauso in aula e le prime parole di Dassilva

Alla lettura del dispositivo, pronunciato dalla giudice e presidente della Corte d’Assise Fiorella Casadei, in aula è esploso un boato seguito da un applauso. Dassilva, seduto accanto ai suoi legali Riario Fabbri e Andrea Guidi, è scoppiato in lacrime, portandosi le mani al volto mentre veniva abbracciato dai difensori. Poco dopo, uscendo dal carcere I Casetti di Rimini con alcuni borsoni e sacchetti contenenti i suoi effetti personali, ha incontrato la moglie Valeria Bartolucci, che gli è corsa incontro per abbracciarlo davanti a telecamere e flash. Le sue prime parole sono state: “È stata fatta giustizia, ha vinto solo la giustizia. È la rinascita della giustizia”.

La moglie Valeria e il trasferimento in un domicilio riservato

Dopo la scarcerazione, Dassilva è stato accompagnato dai suoi avvocati in un domicilio diverso da quello di via del Ciclamino, indicato come luogo riservato per evitare l’assembramento dei giornalisti e la pressione mediatica seguita alla sentenza. Valeria Bartolucci, che durante l’intero procedimento ha sempre sostenuto l’innocenza del marito, ha accolto il verdetto con evidente commozione. “Ho acquistato molta fiducia nella giustizia”, ha dichiarato a caldo, aggiungendo poi che non torneranno mai più in via del Ciclamino, il complesso residenziale diventato il centro dell’inchiesta e del processo.

Il silenzio dei familiari di Pierina Paganelli

Di segno opposto la reazione dei familiari della vittima. In aula erano presenti i figli di Pierina Paganelli, Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, insieme alla sorella e ai nipoti. Al momento della lettura della sentenza sono rimasti seduti in silenzio, immobili, senza unirsi alle reazioni del pubblico. Poco dopo il verdetto, alcuni familiari hanno lasciato il tribunale. La decisione della Corte, pur chiudendo la posizione processuale di Dassilva in questo grado di giudizio, lascia aperta una ferita profonda per la famiglia della 78enne, uccisa con 29 coltellate nel garage del condominio in cui viveva.

Il delitto nel garage di via del Ciclamino

L’omicidio di Pierina Paganelli risale alla sera del 3 ottobre 2023. Il corpo della donna venne trovato la mattina successiva dalla nuora Manuela Bianchi nel garage del complesso residenziale di via del Ciclamino, a Rimini. La scena del crimine apparve subito particolarmente complessa: il corpo era adagiato su un giocattolo, i capelli risultavano bagnati e tirati indietro, la gonna era sollevata e la biancheria tagliata. Nelle prime fasi investigative venne presa in considerazione anche l’ipotesi del femminicidio, ma la pista legata all’ex marito fu abbandonata rapidamente, poiché l’uomo, albergatore riminese, si trovava in Germania da mesi.

Le indagini concentrate sul condominio

Le indagini coordinate dal pm Daniele Paci si concentrarono presto sull’ambiente condominiale e sui rapporti interni alla palazzina. A pochi metri dall’abitazione di Pierina vivevano Louis Dassilva e la moglie Valeria Bartolucci, mentre nello stesso contesto abitavano anche il figlio della vittima Giuliano Saponi, la nuora Manuela Bianchi e la figlia minorenne della coppia. Frequentava la casa anche Loris Bianchi, fratello di Manuela, figura emersa nel racconto dei rapporti familiari e condominiali. Un elemento centrale fu acquisito quando una telecamera di un garage registrò le urla di Pierina durante l’aggressione, fissando l’orario della morte alle 22.13.

La tesi della Procura e la richiesta di ergastolo

Secondo la Procura, Dassilva non avrebbe avuto un alibi per l’orario in cui Pierina venne uccisa. Il pubblico ministero aveva chiesto per lui la condanna all’ergastolo, contestando l’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai motivi abietti e dalla minorata difesa della vittima. Nel corso del processo, l’accusa ha valorizzato diversi elementi, tra cui la relazione extraconiugale tra Dassilva e Manuela Bianchi, emersa anche da un’intercettazione del 4 ottobre nella sala d’attesa della Questura. In quel contesto, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna incalzò Dassilva e lui rispose dopo un lungo silenzio con una frase poi definita dal gip una “presunta confessione”: “Non cambia niente tra di noi”.

La relazione con Manuela Bianchi al centro del caso

La relazione tra Louis Dassilva e Manuela Bianchi è diventata uno dei nodi principali dell’inchiesta e del dibattimento. Nel corso delle indagini sono emersi particolari sull’amore extraconiugale, tra fotografie al mare, messaggi in codice, scritte sui muri e incontri avvenuti anche nel garage in cui Pierina fu uccisa. Il rapporto tra Dassilva e la nuora della vittima contribuì ad alimentare l’attenzione mediatica sul caso, anche per il confronto pubblico tra Manuela e Valeria Bartolucci, sfociato in uno scontro televisivo pochi giorni prima dell’arresto di Dassilva, avvenuto il 16 luglio 2024. La custodia cautelare venne poi confermata da più decisioni del Riesame e della Cassazione.

Le perizie tecniche e il nodo delle immagini

Nel corso dei nove mesi di dibattimento la Corte d’Assise ha acquisito migliaia di atti, intercettazioni e perizie tecniche. Tra gli elementi più rilevanti vi è stato l’esame del Dna, affidato al professor Emiliano Giardina, che non ha individuato elementi riconducibili a Dassilva. Un altro punto centrale è stato rappresentato dalla Cam3, la telecamera della farmacia di via del Ciclamino. Per la Procura, quelle immagini avrebbero ripreso l’assassino dopo il delitto; per il perito del Tribunale, invece, l’uomo ripreso sarebbe stato un altro condomino. La lettura di quel filmato è stata quindi uno dei passaggi decisivi nello scontro tra accusa e difesa.

La posizione di Manuela Bianchi e il mancato confronto diretto

Un ruolo centrale nel processo è stato attribuito anche alle dichiarazioni di Manuela Bianchi, indagata per favoreggiamento. Interrogata per tre giorni, la donna ha raccontato tra le lacrime di aver incontrato Louis in garage prima del ritrovamento del corpo di Pierina e ha sostenuto che sarebbe stato lui a dirle cosa fare e cosa riferire alla polizia. La Procura ha presentato riscontri a sostegno della credibilità della donna, ma proprio su questo punto si è giocata una parte rilevante del dibattimento. Nonostante il peso delle dichiarazioni, un confronto diretto tra Dassilva e Manuela non è mai stato celebrato in aula.

La difesa e la linea dell’innocenza

Dassilva si è sempre dichiarato innocente. Davanti alla Corte d’Assise, sottoposto a un lungo interrogatorio, ha respinto le accuse e ha rinnegato l’amore per Manuela Bianchi, pur ammettendo altre relazioni oltre al legame con la moglie e alla compagna in Senegal, dalla quale ha avuto due figli. “Valeria mi ha sempre perdonato, lo avrebbe fatto anche stavolta”, aveva dichiarato nel corso del processo. La difesa ha insistito sull’assenza di prove decisive, sul mancato riscontro biologico, sulle incertezze legate alle immagini video e sulla necessità di assolvere l’imputato per non aver commesso il fatto.

La soddisfazione dei legali dopo l’assoluzione

Dopo la sentenza, l’avvocato Riario Fabbri ha parlato di un risultato cercato fin dall’inizio e sostenuto con convinzione. Il legale ha affermato che la difesa aveva portato alla Corte elementi ritenuti molto importanti e ha espresso apprezzamento per l’accoglimento delle tesi difensive. “C’è grande gioia”, ha dichiarato, sottolineando che con l’assoluzione viene restituita dignità a Dassilva e viene riconosciuta la linea sostenuta fin dal principio dai suoi difensori. La sentenza rappresenta dunque una svolta netta rispetto all’impianto accusatorio, che aveva chiesto il massimo della pena.

Un giallo ancora senza colpevole

Con l’assoluzione di Louis Dassilva, l’omicidio di Pierina Paganelli resta per ora senza un responsabile accertato in sede giudiziaria. La pensionata riminese, fervente testimone di Geova, non era apparsa agli investigatori come una vittima casuale, ma la lunga istruttoria e il processo non hanno portato a una condanna. La Corte d’Assise di Rimini ha ritenuto non provata la responsabilità dell’unico imputato, disponendone la liberazione immediata dopo quasi due anni di detenzione cautelare. Resta il dolore dei familiari della vittima, il peso di una vicenda che ha segnato Rimini e un interrogativo ancora aperto: chi ha ucciso Pierina Paganelli?