Donald Trump e il suo team per la sicurezza nazionale guardano con forte scetticismo alla nuova offerta dell’Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz e sospendere, almeno temporaneamente, il confronto sul programma nucleare. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la proposta iraniana non sarebbe stata respinta in modo definitivo, ma alla Casa Bianca prevale la prudenza: il timore è che Teheran voglia guadagnare tempo senza assumere impegni concreti sull’arricchimento dell’uranio e sulla rinuncia allo sviluppo di armi nucleari.
Hormuz al centro del negoziato
La mossa iraniana punta a porre fine alla stretta sullo Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale statunitense e di un allentamento della pressione militare. Il dossier nucleare, però, verrebbe rinviato a una fase successiva. È proprio questo il punto che preoccupa Washington: per Trump, accettare una riapertura della rotta marittima senza ottenere garanzie sul nucleare significherebbe rinunciare a una delle principali leve negoziali degli Stati Uniti.
La Casa Bianca prepara una risposta
La Casa Bianca continuerà a negoziare con Teheran e potrebbe presentare nei prossimi giorni una risposta formale con controproposte. La portavoce Olivia Wales ha chiarito che gli Stati Uniti non intendono negoziare “attraverso la stampa” e che qualsiasi accordo dovrà mettere al primo posto gli interessi americani, impedendo all’Iran di dotarsi di armi nucleari. La linea resta quindi aperta al dialogo, ma senza concessioni considerate strategicamente rischiose.
Rubio boccia le condizioni iraniane
Il segretario di Stato Marco Rubio ha espresso una posizione particolarmente dura, sostenendo che una riapertura dello Stretto non può trasformarsi in un sistema controllato da Teheran. Secondo Rubio, non sarebbe accettabile che l’Iran decida chi può transitare in una via navigabile internazionale, imponendo autorizzazioni, pagamenti o minacce alle navi. Per Washington, la libertà di navigazione resta un principio non negoziabile.
Putin riceve Araghchi e rilancia il ruolo di Mosca
Mentre gli Stati Uniti valutano la proposta, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha incontrato Vladimir Putin a San Pietroburgo. Il presidente russo ha ribadito il sostegno di Mosca a Teheran e ha assicurato che la Russia farà il possibile per favorire la pace in Medio Oriente. L’incontro conferma il peso crescente della diplomazia russa nella crisi, in un momento in cui l’Iran cerca appoggi internazionali per rafforzare la propria posizione negoziale.
Divisioni interne nella leadership iraniana
Secondo Axios, Araghchi avrebbe ammesso ai mediatori pakistani, egiziani, turchi e qatariani che all’interno della leadership iraniana non ci sarebbe pieno consenso su come rispondere alle richieste degli Stati Uniti. Le divisioni tra falchi e componenti più inclini al compromesso rendono ancora più incerto il percorso diplomatico e alimentano i dubbi americani sulla reale capacità di Teheran di garantire un accordo credibile.
Tensione alta anche sul fronte militare
La crisi resta aperta anche sul piano operativo. Il Centcom ha reso noto che il cacciatorpediniere USS Rafael Peralta ha intercettato la petroliera iraniana M/T Stream, nell’ambito del blocco navale disposto contro il traffico verso i porti della Repubblica islamica. Teheran ha denunciato simili operazioni come atti di pirateria, mentre Washington le considera parte della pressione necessaria per costringere l’Iran a concessioni più sostanziali.
Mercati energetici sotto pressione
La partita su Hormuz ha conseguenze dirette sui mercati internazionali. La riapertura dello Stretto alleggerirebbe le tensioni su petrolio e fertilizzanti, ma un’intesa limitata alla sola navigazione rischierebbe di lasciare irrisolto il nodo centrale del conflitto: il programma nucleare iraniano. È per questo che Trump appare orientato a respingere una soluzione parziale, temendo che Teheran possa ottenere sollievo economico senza modificare davvero la propria strategia.
Un negoziato ancora in bilico
La proposta iraniana apre uno spiraglio diplomatico, ma non scioglie i nodi principali della crisi. Gli Stati Uniti chiedono garanzie sullo stop all’arricchimento dell’uranio e sull’impegno iraniano a non sviluppare armi nucleari. Teheran, invece, punta prima alla rimozione del blocco navale e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Tra pressioni militari, mediazioni regionali e intervento della Russia, il negoziato resta sospeso in una fase delicata, con il rischio di nuove escalation.