Trump racconta l’attacco alla cena dei media: “Non ho avuto paura, viviamo in un mondo pazzo”

Written on 04/27/2026
Chiara Sutermeister

Donald Trump racconta la sua esperienza durante l'attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, lodando il Secret Service e rispondendo alle accuse dell'attentatore.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rilasciato la sua prima intervista televisiva dopo l’attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca, avvenuto il 25 aprile 2026 al Washington Hilton. In un’intervista a “60 Minutes” della CBS, Trump ha analizzato i momenti concitati dell’attacco e l’impatto che questo episodio ha avuto su di lui e sulla sua famiglia.

Il racconto dell’attacco e la reazione di Trump

“Non ho avuto paura”, ha dichiarato Trump, sottolineando la sua esperienza in un mondo che definisce “pazzo”, dove eventi violenti sembrano essere parte della realtà quotidiana. Il presidente ha spiegato di aver inizialmente sottovalutato l’incidente, pensando che il rumore che proveniva dalla sala fosse dovuto a un semplice incidente. “All’inizio pensavo fosse caduto un vassoio”, ha detto Trump, ammettendo che solo quando ha realizzato che si trattava di spari, ha compreso la gravità della situazione. Nonostante ciò, ha anche aggiunto che la sua reazione iniziale fu di rallentare l’intervento dei Servizi Segreti, volendo capire meglio cosa stesse accadendo. “Poi mi hanno detto di mettermi a terra, e l’ho fatto, così come la First Lady”, ha aggiunto.

La professionalità degli agenti del Secret Service

Trump ha lodato la prontezza e la competenza degli agenti del Secret Service, che sono intervenuti tempestivamente, neutralizzando immediatamente l’aggressore nonostante la sua velocità. “È stato velocissimo, la NFL dovrebbe ingaggiarlo”, ha ironizzato il presidente, facendo riferimento alla lega di football americano. Nonostante il caos iniziale, Trump ha riconosciuto la grande professionalità dei membri delle forze dell’ordine, che hanno fatto un lavoro eccellente nel garantire la sua sicurezza e quella degli altri presenti.

L’aggressore e il suo manifesto radicale

Nel corso dell’intervista, Trump ha parlato anche dell’autore dell’attacco, Cole Tomas Allen, definendolo “una persona malata” che si era radicalizzata nel tempo. L’attentatore, secondo Trump, era inizialmente un cristiano che, nel tempo, aveva sviluppato idee anticristiane, attraversando un periodo difficile. Allen, infatti, aveva lasciato tracce del suo pensiero in un manifesto, che includeva minacce dirette contro Trump e altri membri dell’amministrazione. “Il motivo per cui esistono persone così è che ci sono movimenti come ‘No Kings'”, ha affermato Trump, rispondendo indirettamente alle critiche politiche che considera ingiustificate.

Scontro con la giornalista e difesa della sua integrità

Il presidente ha avuto un acceso confronto con la giornalista Norah O’Donnell, accusandola di leggere passaggi del manifesto dell’aggressore che lo accusavano di reati gravi. “Dovresti vergognarti per aver letto queste parole”, ha esclamato Trump, respingendo fermamente le accuse di essere uno stupratore o un pedofilo. Ha ribadito con forza di essere stato completamente scagionato da tutte le accuse, ma la giornalista ha risposto che stava solo riportando le parole dell’attentatore, senza intenti diffamatori. Nonostante le tensioni, Trump ha proseguito l’intervista, criticando i media per le loro posizioni politiche e denunciando la presunta liberalità dei giornalisti.

La sicurezza e l’importanza degli eventi come la cena dei corrispondenti

Infine, Trump ha sottolineato che non intende permettere che un episodio come quello accaduto interrompa eventi di importanza istituzionale, come la cena dei corrispondenti. “Non voglio che una persona fuori di testa possa cancellare qualcosa del genere”, ha detto, confermando che l’evento dovrebbe essere ripetuto entro 30 giorni, con misure di sicurezza più robuste. Nonostante la gravità dell’incidente, Trump ha difeso la sua partecipazione, dicendo che eventi come questi sono essenziali per la democrazia e il dialogo tra il governo e i media.