Medio Oriente in fiamme: Israele avvia operazioni di terra in Libano, Trump avverte Nato e Cina sullo Stretto di Hormuz

Written on 03/16/2026
Chiara Sutermeister

Guerra Iran-Israele, escalation in Medio Oriente: raid su Teheran, operazioni nel Libano e tensioni sullo Stretto di Hormuz. Trump avverte Nato e Cina.

Il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran entra nella sua terza settimana con una pericolosa escalation militare che coinvolge l’intero Medio Oriente. Nelle ultime ore l’esercito israeliano ha annunciato l’avvio di operazioni terrestri mirate nel sud del Libano contro Hezbollah, mentre contemporaneamente sono stati lanciati nuovi raid aerei su larga scala contro obiettivi strategici a Teheran.

Secondo le Forze di Difesa israeliane, l’offensiva nel Libano meridionale mira a distruggere infrastrutture militari e roccaforti di Hezbollah, ritenuto uno dei principali alleati regionali dell’Iran. L’operazione, definita “limitata e mirata”, ha l’obiettivo di rafforzare la posizione difensiva lungo il confine nord di Israele e creare un ulteriore cuscinetto di sicurezza per i residenti israeliani delle aree settentrionali.

Parallelamente, l’aeronautica israeliana ha intensificato i bombardamenti su Teheran e su altre città iraniane, colpendo depositi di carburante, basi militari e infrastrutture strategiche. Secondo fonti militari israeliane, oltre il 70% dei lanciamissili iraniani sarebbe stato distrutto nelle prime due settimane di guerra.

Il conflitto si sta quindi trasformando da guerra regionale a scontro geopolitico su larga scala, con implicazioni che vanno ben oltre i confini del Medio Oriente.

Trump avverte la Nato: “Futuro molto negativo senza aiuto contro l’Iran”

In questo scenario di tensione crescente, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un duro avvertimento agli alleati della Nato. In un’intervista al Financial Times, il leader americano ha dichiarato che l’Alleanza Atlantica rischia un “futuro molto negativo” se non contribuirà militarmente alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Lo stretto rappresenta uno dei punti più strategici del pianeta: circa il 20% del petrolio mondiale transita attraverso questo corridoio marittimo che collega il Golfo Persico al mare aperto. Con l’Iran accusato di bloccare o minacciare il traffico navale, Washington sta cercando di organizzare una coalizione internazionale per garantire la sicurezza delle rotte energetiche.

Trump ha sostenuto che molti Paesi europei e asiatici dipendono dal petrolio del Golfo più degli Stati Uniti, e quindi dovrebbero contribuire direttamente alla difesa dello stretto.

Il presidente americano ha chiesto esplicitamente agli alleati di fornire dragamine, navi militari e forze speciali per neutralizzare le minacce iraniane, tra cui mine navali, droni e attacchi contro petroliere.

Pressioni sulla Cina: lo Stretto di Hormuz al centro degli equilibri energetici

Oltre alla Nato, Trump ha esercitato forti pressioni anche sulla Cina, invitandola a partecipare allo sforzo internazionale per garantire la sicurezza dello stretto.

Secondo il presidente statunitense, circa il 90% del petrolio importato dalla Cina passa proprio attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendo Pechino uno dei principali Paesi interessati alla stabilità della regione.

Trump ha inoltre lasciato intendere che il vertice previsto a fine mese con il presidente cinese Xi Jinping potrebbe essere rinviato, se Pechino non offrirà una risposta chiara sulla partecipazione alla coalizione navale.

La Cina, tuttavia, ha reagito con cautela. Il ministero degli Esteri cinese ha invitato tutte le parti a interrompere le operazioni militari nello stretto e ha sottolineato che la sicurezza della rotta energetica è un interesse globale che richiede una soluzione diplomatica.

Attacchi e tensioni nel Golfo: droni, missili e infrastrutture energetiche nel mirino

Il conflitto si sta estendendo rapidamente anche ad altri Paesi del Golfo Persico. Nelle ultime ore un drone ha colpito un serbatoio di carburante vicino all’aeroporto internazionale di Dubai, provocando un incendio e la temporanea sospensione dei voli.

Un altro attacco con drone ha colpito un impianto petrolifero nella zona industriale di Fujairah, uno dei principali hub di stoccaggio energetico del Medio Oriente.

Negli Emirati Arabi Uniti, un missile ha inoltre colpito un veicolo civile alla periferia di Abu Dhabi, causando la morte di un cittadino palestinese.

L’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato oltre 60 droni nelle ultime ore, mentre diversi Paesi del Golfo stanno rafforzando i sistemi di difesa aerea per contrastare eventuali nuovi attacchi iraniani.

Diplomazia in stallo: trattative tra Usa e Iran senza accordo

Nonostante l’intensità delle operazioni militari, Washington afferma che sono in corso contatti diplomatici con Teheran. Trump ha dichiarato che Stati Uniti e Iran stanno parlando, ma ha ammesso che la Repubblica islamica non sarebbe ancora pronta a un accordo per porre fine alla guerra.

Secondo il presidente americano, le trattative stanno progredendo lentamente, ma le posizioni rimangono distanti.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha, però, smentito l’esistenza di negoziati diretti, accusando gli Stati Uniti di aver distrutto ogni possibilità di dialogo con gli attacchi militari.

Teheran continua a ribadire che la Repubblica islamica difenderà la propria sovranità e integrità territoriale, mentre accusa Israele e Stati Uniti di aver avviato un’aggressione illegittima.

L’Europa studia una missione navale per proteggere lo Stretto

Anche l’Unione Europea sta cercando di definire una risposta alla crisi. L’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas ha dichiarato che l’Ue sta valutando un possibile rafforzamento della missione navale Aspides, già operativa nel Mar Rosso.

Secondo Kallas, una delle opzioni allo studio è estendere il mandato della missione per contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, anche in coordinamento con le Nazioni Unite.

La diplomazia europea teme che la chiusura dello stretto possa provocare una crisi energetica globale. Oltre al petrolio, infatti, attraverso Hormuz transitano anche fertilizzanti e gas, elementi fondamentali per l’economia mondiale.

L’Unione Europea sottolinea che eventuali interruzioni prolungate delle forniture potrebbero avere conseguenze dirette sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza alimentare globale.

Impatto globale: petrolio in aumento e mercati in tensione

L’escalation militare ha già avuto effetti sui mercati energetici internazionali. Il prezzo del petrolio ha superato i 105 dollari al barile, raggiungendo i livelli più alti dal 2022.

Le grandi compagnie petrolifere hanno avvertito la Casa Bianca che la crisi potrebbe peggiorare, soprattutto se il blocco dello Stretto di Hormuz dovesse prolungarsi.

Gli analisti temono che un conflitto prolungato possa provocare forti turbolenze economiche globali, con impatti diretti su inflazione, trasporti e approvvigionamento energetico.

In questo contesto, la guerra tra Israele e Iran non è più soltanto uno scontro regionale, ma un conflitto che potrebbe ridefinire gli equilibri geopolitici ed energetici del pianeta.