Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele entra nel suo nono giorno con una nuova e pericolosa escalation militare che coinvolge gran parte del Medio Oriente. Nelle ultime ore missili e droni lanciati da Teheran hanno colpito diversi Paesi della regione, tra cui Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, mentre le forze israeliane e statunitensi hanno intensificato i raid su obiettivi strategici all’interno dell’Iran.
A Kuwait City un attacco con droni ha provocato un vasto incendio in una torre, mentre la difesa civile saudita ha confermato che un razzo militare caduto su un edificio residenziale nel governatorato di al-Kharj ha causato due morti e dodici feriti. Esplosioni sono state udite anche ad Abu Dhabi e in Bahrein, mentre nello Stretto di Hormuz un rimorchiatore battente bandiera emiratina è stato affondato dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane: tre marinai risultano dispersi.
Secondo le autorità del Kuwait, dall’inizio della guerra Teheran avrebbe lanciato 234 missili e oltre 420 droni contro il Paese. Una dimostrazione della portata regionale del conflitto che sta rapidamente coinvolgendo nuovi attori e aumentando i timori di un allargamento della guerra.
Nuovi raid su Teheran e colpiti oltre 400 obiettivi militari
Parallelamente agli attacchi iraniani nel Golfo, Israele e Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari contro infrastrutture strategiche della Repubblica islamica. Secondo l’esercito israeliano, nelle ultime 24 ore sono stati colpiti oltre 400 obiettivi militari tra l’ovest e il centro dell’Iran.
Tra i bersagli figurano lanciatori di missili balistici, siti di produzione di armi e basi militari legate ai Pasdaran. L’Idf ha inoltre dichiarato di aver distrutto il quartier generale delle forze spaziali delle Guardie Rivoluzionarie a Teheran, utilizzato – secondo Tel Aviv – per attività di intelligence e ricerca tecnologica militare.
Durante la giornata si sono susseguite nuove esplosioni nella parte nord e nord-est della capitale iraniana, mentre sistemi di difesa aerea sono stati attivati in varie città del Paese.
Teheran sotto una nube tossica: allarme pioggia acida dopo i bombardamenti
Uno degli effetti più visibili dei bombardamenti è stato registrato proprio nella capitale iraniana. Dopo i raid contro i depositi petroliferi vicino alla raffineria di Shahran, una gigantesca nube nera ha avvolto il cielo di Teheran, dove vivono quasi dieci milioni di persone.
Testimoni e giornalisti sul posto hanno riferito di una pioggia scura mista a petrolio caduta sulla città nelle ore successive alle esplosioni. La Mezzaluna Rossa iraniana e la protezione civile hanno lanciato un allarme sanitario invitando la popolazione a rimanere in casa per il rischio di piogge acide e sostanze tossiche nell’atmosfera.
Il ministero degli Esteri iraniano ha accusato Stati Uniti e Israele di aver rilasciato nell’aria materiali pericolosi colpendo infrastrutture energetiche, denunciando gravi rischi per l’ambiente e per la popolazione civile.
La successione di Khamenei: l’Iran sceglie la nuova Guida Suprema
Sul piano politico interno, il conflitto si intreccia con una fase delicatissima della leadership iraniana. Dopo l’uccisione dell’ayatollah Ali Khamenei nei primi attacchi della guerra, l’Assemblea degli Esperti ha annunciato di aver raggiunto un accordo sulla figura che guiderà la Repubblica islamica.
Il nome non è stato ancora ufficializzato, ma tra i candidati principali circola da giorni quello di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ex guida suprema e figura molto vicina ai Pasdaran. Un membro dell’assemblea ha dichiarato che “il nome di Khamenei continuerà a esistere”, lasciando intendere una possibile continuità dinastica nella leadership religiosa.
La scelta del nuovo leader rappresenta uno snodo cruciale per il futuro politico del Paese e per l’evoluzione della guerra.
Trump: “Tutte le opzioni sul tavolo”, possibile uso di forze speciali
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, attualmente alla guida della Casa Bianca, ha dichiarato che Washington sta valutando diverse opzioni militari, inclusa la possibilità di inviare forze speciali per mettere in sicurezza l’uranio arricchito iraniano.
In un’intervista televisiva il presidente ha definito l’Iran “una tigre di carta” sostenendo che le operazioni militari avrebbero già distrutto gran parte delle capacità militari del Paese. Trump non ha escluso nemmeno l’eventuale impiego di truppe di terra, pur precisando che al momento la strategia resta una campagna prevalentemente aerea.
Sul piano diplomatico, il leader americano ha avuto un colloquio con il primo ministro britannico Keir Starmer per discutere l’uso delle basi della Royal Air Force nella regione.
Israele prepara una guerra lunga mentre cresce la pressione internazionale
Anche Israele si prepara a uno scenario prolungato. Il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano ha avvertito che il conflitto potrebbe durare a lungo, mentre l’aviazione israeliana ha condotto oltre cento attacchi aerei in Libano contro obiettivi legati a Hezbollah.
Nel frattempo, oltre 500 mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case in Libano a causa dell’intensificarsi dei bombardamenti e degli scontri al confine.
Sul piano diplomatico, diversi leader internazionali stanno cercando di evitare un’ulteriore escalation. Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato sia con Trump sia con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian chiedendo lo stop agli attacchi nella regione e il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Petrolio e mercati sotto pressione: timori per l’economia globale
La guerra sta avendo anche forti ripercussioni economiche. Il prezzo del petrolio continua a salire e i mercati temono un conflitto prolungato che potrebbe mettere a rischio le rotte energetiche nel Golfo Persico.
Teheran ha avvertito che, se gli attacchi continueranno, potrebbe colpire i siti petroliferi della regione, uno scenario che – secondo i vertici militari iraniani – potrebbe spingere il prezzo del greggio oltre i 200 dollari al barile.
Con il traffico navale nello Stretto di Hormuz ancora fortemente limitato e l’intera area in stato di massima allerta, la guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele rischia ormai di trasformarsi in una crisi globale con conseguenze militari, economiche e geopolitiche di lungo periodo.