È durata pochissimo la cosiddetta “tregua del gelo”. La Russia ha ripreso con forza i bombardamenti contro l’Ucraina, colpendo in modo massiccio infrastrutture energetiche e aree urbane in pieno inverno. Il primo attacco dopo la sospensione temporanea ha lasciato senza elettricità circa 50 città e villaggi nella regione centrale di Vinnytsia, aggravando una situazione già critica mentre le temperature scendono fino a venti gradi sotto lo zero.
Kiev sotto attacco: droni e missili balistici nella notte
La notte è stata segnata da una nuova ondata di attacchi su Kiev, dove inizialmente diversi gruppi di droni hanno sorvolato la capitale, seguiti dal lancio di missili balistici provenienti dalla regione russa di Bryansk. Potenti esplosioni hanno scosso la città per oltre un’ora, con le difese aeree attivate in più quartieri. Secondo il sindaco Vitali Klitschko e l’amministrazione militare cittadina, si registrano danni a grattacieli residenziali e a un istituto scolastico nel distretto di Dniprovskyi, oltre a incendi scoppiati in edifici di grandi dimensioni.
Quartieri al buio e senza riscaldamento nella capitale
Le conseguenze dei raid sono particolarmente gravi sul fronte energetico. A Kiev oltre 1.100 edifici residenziali sono rimasti senza riscaldamento, mentre interi quartieri come Darnytsia e Dniprovskyi sono piombati nel buio. I servizi di emergenza e le squadre energetiche lavorano senza sosta per ripristinare le forniture, ma la situazione resta drammatica per migliaia di famiglie costrette ad affrontare il gelo senza elettricità né acqua calda.
Kharkiv e le regioni orientali nel mirino
Gli attacchi non hanno risparmiato l’est del Paese. A Kharkiv un raid aereo notturno ha provocato la morte di una donna e il ferimento di almeno cinque persone, secondo quanto riferito dalle autorità regionali. Missili balistici e droni hanno colpito anche le regioni di Sumy, Dnipro, Odessa e Zaporizhzhia, con l’obiettivo dichiarato di infliggere il massimo danno possibile alle infrastrutture energetiche e logistiche.
Zelensky accusa Mosca: “Preferisce il terrore alla diplomazia”
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato apertamente di una strategia del terrore, accusando Mosca di sfruttare i giorni più freddi dell’inverno per colpire la popolazione civile. Secondo Zelensky, l’Ucraina è stata attaccata con oltre 70 missili e più di 450 droni in una sola notte. “Senza una pressione efficace sulla Russia, questa guerra non finirà”, ha scritto sui social, rinnovando l’appello agli alleati per un rafforzamento dei sistemi di difesa aerea.
Infrastrutture energetiche nel mirino dopo la tregua temporanea
La ripresa dei bombardamenti segna ufficialmente la fine della “tregua del gelo”, annunciata a fine gennaio come misura temporanea per favorire il dialogo. In realtà, secondo le autorità di Kiev, la sospensione degli attacchi non ha mai prodotto effetti concreti e oggi il sistema energetico ucraino torna a essere uno degli obiettivi principali delle forze russe, con blackout diffusi e migliaia di persone senza servizi essenziali.
Il danno simbolico: colpito il monumento alla Madre Patria
Tra gli obiettivi danneggiati figura anche il monumento alla Madre Patria, uno dei simboli più iconici di Kiev. La ministra della Cultura ucraina ha definito l’attacco “cinico e simbolico”, sottolineando come colpire un memoriale dedicato alla lotta contro l’aggressione del Novecento rappresenti un messaggio inquietante nel contesto del conflitto attuale.
Il fronte diplomatico: il segretario generale Nato Rutte a Kiev
Sul piano internazionale, oggi è atteso a Kiev il segretario generale della NATO, Mark Rutte, per un incontro con Zelensky. La visita arriva in un momento cruciale, alla vigilia di nuovi colloqui diplomatici previsti ad Abu Dhabi tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, mentre l’Europa ribadisce il sostegno a Kiev e prepara un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Guerra e inverno: civili sempre più esposti
Con il termometro sotto lo zero e i bombardamenti sulle infrastrutture civili, l’inverno si conferma un’arma strategica nel conflitto. Case al gelo, città al buio e servizi essenziali compromessi aggravano l’emergenza umanitaria, mentre sul terreno le operazioni militari continuano senza segnali concreti di de-escalation.